Edenlandia

Nuovo investitore,
tempi lunghi per il bando

Parco giochi: l’avviso di vendita non sarà pronto prima di 20 giorni. Pubblicazione della gara anche sul Financial Times. Cassa integrazione: possibile la proroga fino alla fine del 2012


Ancora quindici giorni almeno. E’ il tempo necessario per la redazione del bando destinato a trovare un nuovo acquirente di Edenlandia, che fino allo scorso ottobre era gestita dalla società Park and Leisure poi dichiarata fallita lo scorso mese di ottobre.
Obiettivo della misura è individuare un investitore internazionale in grado di rilanciare la struttura e l’annesso zoo.
Lavoro senza sosta per la curatela guidata da Salvatore Lauria per definire i dettagli del bando e, soprattutto, porre in essere le giuste condizioni per Edenlandia.
Tra gli elementi più complicati è la perizia di valutazione di tutto il parco giochi. E’, infatti, fondamentale definire una base d’asta per il probabile acquirente. Il prezzo di partenza, insomma, serva a mettere le basi per studiare anche gli investimenti successivi.
Secondo gli esperti del settore, infatti, per consentire al Parco giochi di diventare un’attrazione moderna ed europea servirebbe un investimento di almeno 20 milioni di euro: valore al quale bisognerebbe aggiungere, poi, l’eventuale prezzo di acquisto.
Un valore alto che potrebbe scoraggiare anche le più grandi aziende operative del settore. Un altro elemento di ostacolo è anche il nodo dei terreni su cui sorge la struttura.
La proprietà, infatti, è della Mostra d’Oltremare e quindi del Comune di Napoli (principale azionista dell’ente). Molti investitori, infatti, preferirebbero poter acquistare tutto: il parco giochi e i terreni. L’acquisto dei suoli, però, è del tutto escluso dalla curatela anche perchè Palazzo San Giacomo non si priverebbe mai della proprietà dei terreni.
Altro nodo da sciogliere è legato alla conservazione dei posti di lavoro. Attualmente a Edenlandia fanno capo circa 70 dipendenti tutti in cassa integrazione fino a fine maggio. Obiettivo della curatela è la salvaguardia di tutti i posti di lavoro.
Su questo punto, però, una mano inaspettata è arrivata giovedì scorso 26 gennaio, quando in Provincia di Napoli c’è stato un summit tra curatela, i rappresentanti di Palazzo Matteotti e i sindacati. In quella sede, infatti, è arrivata la rassicurazione che la cassa integrazione per i dipendenti può essere estesa a tutto il 2012. Non si fermerebbe, pertanto, solo a maggio. Ciò consentirebbe un duplice vantaggio. Se ci fosse un nuovo acquirente, infatti, l’investitore potrebbe far leva sulla cassa integrazione per i primi mesi proprio per abbattere i costi del lavoro.
Con la cassa a rotazione, infatti, si garantirebbe l’apertura della struttura e un abbattimento dei costi del personale. Se, invece, il bando andasse deserto, la cassa integrazione garantirebbe un sostegno ai lavoratori fino alla fine del 2012.
La situazione finanziaria di Edenlandia e dello zoo è complicata e rappresenta il vero ostacolo ad ogni ipotesi di rilancio della struttura.
Nell’udienza del Tribunale, infatti, è accertato un passivo complessivo di circa 13 milioni di euro, accumulati soprattutto negli ultimi cinque anni di gestione. Di questi, 8 milioni sono i crediti che spettano a Equitalia per omissioni contributive a carico dei dipendenti. Ma non è tutto. La Mostra d’Oltremare, ente proprietario dei terreni sia di Edenlandia che dello zoo, vanta crediti per 3 milioni per il fitto dei suoli. Fitto quasi del tutto non pagato negli ultimi anni. A questi soldi, poi, bisogna aggiungere i crediti che si accumulano giorno per giorno con la gestione ordinaria di tutto il parco giochi.
Dietro i numeri, però, si nascondo le persone. Tra parco giochi e zoo, infatti, sono almeno 70 i dipendenti che fanno capo al plesso, e circa 30 sono quelli impiegati grazie all’indotto. Ecco perchè è in gioco il futuro di almeno 100 famiglie di Napoli legate proprio a Edenlandia.

Angelo Vaccariello


Giornale numero: 022 - Pagina: 6