In base al decreto in fase di pubblicazione la dichiarazione di possesso dei titoli per poter erogare prestazioni sarà sottoscritta dagli stessi titolari dei centri sanitari
Accreditamenti delle strutture sanitarie private: torna l’autocertificazione come strumento burocratico-amministrativo per comprovare il possesso dei requisiti previsti dalla legge e dunque erogare prestazioni in nome e per conto del Servizio sanitario nazionale.
La semplice memoria giurata e controfirmata dei titolari dei centri sanitari privati basterà dunque a comprovare (salvo verifiche presumibilmente a campione) sia il possesso dei titoli autorizzativi sia l’ulteriore qualificazione strumentale, tecnologica e di personale acquisita nel corso degli anni.
Titoli che segnano il passaggio dalle vecchie convenzioni ai provvisori accreditamenti entrati in pista con la riforma Bindi n. 502 del 1992 recepita in Campania nel 1994 e poi implementata con una serie di proroghe fino a febbraio del 2008.
Le novità rispetto alla legge regionale sugli accreditamenti approvata a fine anno è contenuta nel decreto attuativo atteso a giorni alla ufficializzazione.
Dalla data di pubblicazione decorreranno venti giorni entro i quali i titolari dei centri dovranno presentare nuova istanza di accreditamento attraverso la piattaforma Soresa.
Il ricorso all’autocertificazione inserita nel decreto darebbe conto del rispetto delle norme statali, di rango superiore a quelle regionali, evitando una pioggia di ricorsi che vanificherebbero uno dei punti, gli accreditamenti appunto, qualificanti del piano di rientro dal deficit.
NESSUN RITARDO
Ma la partita sugli accreditamenti non si esaurisce qui: i più malevoli infatti, considerano il ritardo nella pubblicazione del decreto motivata dalla impossibilità, per alcune Asl, (segnatamente la Napoli 1) di fornire ai centri le certificazioni relative al passaggio dalle vecchie convenzioni al provvisorio accreditamento (passaggio che data il lontano 1994). In merito il commissario della Asl Maurizio Scoppa sin dall’11 ottobre scorso ha allertato i distretti. Ma finora nessuna certificazione è ancora arrivata ai centri anche perché la originaria norma concepita in Consiglio faceva confusione tra gli originali titoli convenzionali (rilasciati delle Regioni) e i nuovi titoli di provvisorio accreditamento, di competenza delle Asl. Nodo sanato nell’ultima versione della norma passata in Consiglio a dicembre scorso. Ora le difficoltà della Asl si dovrebbero risolvere nel capovolgimento dell’onere con adempimenti giurati a carico dei titolari dei centri. Quel che è certo è che il ricorso all’autocertificazione semplifica tutto sia per la parte relativa ai preliminari adempimenti autorizzativi (disciplinati dalla delibera 7.301 del 2001) sia per quella concernente i nuovi accreditamenti, conseguiti in base ai regolamenti n. 3 del 31 luglio del 2006 e n. 1 del 27 giugno del 2007.
INCERTEZZE
Resta da vedere come si regolerà chi era in lista di attesa o ha conseguito i titoli oltre i termini fissati da queste due leggi (28 febbraio del 2008) visto che potrà di fatto accedere agli accreditamenti a partire dalla data di conseguimento dei requisiti. Senza contare il fatto che la legittimazione dei titoli consente la remunerazione di tutte le prestazioni rese in entro i tetti di spesa fatti salvi gli sconti, le regressioni tariffarie e le transazioni ad hoc). Il tutto gioverà sia alla zavorra debitoria sia al mostruoso contenzioso in atto che di fatto paralizza finanziariamente la sanità campana e impedisce il decollo del piano dei pagamenti.

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