Arte

Il Novecento e poi la crisi: al Riot la storia si racconta in digitale

Da tre settimane, e per le successive quattro, negli spazi del Riot Studio di Napoli – storico spazio underground all’ultimo piano dell’elegante Palazzo Marigliano (già sede della Sovrintendenza) è in corso un esperimento per molti aspetti unico. “Il Third Reich and Roll” è un tentativo da parte di Gabriele Frasca (docente di letterature comparate e poeta stimato) e Stefano Perna (esperto e curatore di sound art) di spiegare, ed interpretare, la storia politica ed economica del secolo, fino alla crisi globale di questi ultimi, attraverso la connessione di una serie di esperienze sotterranee che hanno attraversato l’industria culturale indipendente dal dopoguerra ad oggi: “Che cosa hanno intravisto nel 1992 i Laibach […] per decretare morta l’economia, non già il comunismo, dopo il crollo del muro di Berlino? La fine dell’economia assistita, a Ovest come a Est, che ci ha fatto vivere tutti in Europa ben al di là delle nostre risorse? Dollari e rubli, lo sappiamo, continuavano a piovere su quella terra del desiderio cui si era suo malgrado trasformato il continente, una volta divenuto terra di confine. Magari i Laibach, dal loro osservatorio privilegiato (prossimo alla guerra sanguinosa e intestina), e in controtendenza all’euforia collettiva e assai coatta di quegli anni, questa trasformazione in atto, l’hanno sentita. […] Gli unici a farlo? Possibile?
No, non sono stati mica gli unici, i Laibach, anche se lo hanno detto con estrema chiarezza, e approfittando dei dilatati canali di una musica sempre in controtendenza; anche quegli economisti liberi dall’ultraliberismo (e sono pochi, perché altrimenti non si fa carriera universitaria, e non si aspira al Nobel) ne hanno avuto contezza, e lo avevano annunciato assai per tempo. E perché di costoro non ne sappiamo niente?”
Già, perché? “Come prima cosa: schizzate via dai megastore, poi magari ne riparliamo.”
Attraverso ascolti che richiedono agli spettatori, immersi in uno spazio quasi completamente buio, la creazione di una sorta di ambiente radiofonico, i due tessono le derive dell’industria culturale di massa: “Un nervo vivo serpeggia fra le pieghe delle derive elettroniche della musica popolare. Sarà magari la sua nascita radicata sulla stessa linea di confine della Guerra Fredda, nell’allora Germania Federale della fine degli anni Sessanta, o forse la sfacciata matrice innaturale e “inautentica” delle sue sonorità, ma appare evidente che la musica elettronica, per quanto rivolta a un vasto pubblico, non si è mai limitata a fornire “paesaggi nefastamente belli”, se non al fine di dichiararli posticci.
Vi è in verità una sorta di privilegio ideologico fra i musicisti che hanno coltivato questo genere, come se insomma la contraffazione del suono occorresse innanzi tutto a mettere allo scoperto ben altre contraffazioni, a partire da quelle sociali. Attraverso suoni al buio e improvvise accensioni d’immagini.”
Il terzo Reich’n’Roll, si pone come guida alla scoperta della superficie nascosta di mondo che la musica elettronica fa emergere, spietata, con la malinconia delle sue macchine.

Pasquale Napolitano


Giornale numero: 023 - Pagina: 18