Internet per tutti

Il Pil dell’Italia? Il web incide poco

L’Agcom: Bisogna accelerare i tempi per l’agenda digitale. Il Belpaese sconta ancora un ritardo molto forte: rispetto alle gradi economie è quella che cresce meno con l’online


Il 12 gennaio scorso l’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha reso pubblico un documento con il quale presenta al Governo del Paese una serie di suggerimenti per la realizzazione di un’agenda digitale per l’Italia.
I presupposti, indicati in modo analitico nel documento sono che “L’Italia è un Paese che si sta digitalizzando troppo lentamente – lungo un percorso del tutto peculiare – e dove ancora non si pensa digitale” e che “Manca un’agenda digitale per il Paese. Quanto osservato può essere sintetizzato in una sola affermazione, sia pur semplificatrice: domanda e offerta (pubblica e privata) non vedono ancora convenienza nella produzione e fruizione di servizi digitali. Non a caso il peso di internet nel Pil italiano è ancora al 2,5 contro, ad esempio, il 7% dell’economia inglese. Questo dato da solo spiega forse meglio di tutti il differenziale di crescita fra l’economia italiana e le economie occidentali che mantengono una prospettiva di sviluppo.”
Per il documento di Agcom “La realizzazione dell’agenda digitale per l’Italia rappresenta una priorità per accelerare la crescita e lo sviluppo del Paese in un momento in cui se ne avverte così fortemente la necessità per sbloccare l’attuale stagnazione dell’economia e per creare un ambiente in cui possano proiettarsi le nuove generazioni.”
I campi di azione individuati e alcuni interventi puntuali da adottare sono: adozione di una politica dello spettro radio, valorizzando le risorse frequenziali e liberando più risorse per la larga banda; promozione delle reti tlc di nuova generazione: semplificazione delle procedure amministrative con abolizione delle autorizzazioni, concessioni e di tutti gli altri atti amministrativi non indispensabili; condivisione dei lavori di scavo da parte di differenti fornitori di servizi a rete (elettricità, gas, acqua, ecc); incentivi alla circolazione dei contenuti digitali per favorire un ambiente più concorrenziale nell’accesso alle risorse per i media; promozione delle transazioni on line attraverso norme pro-digitalizzazione improntate alla riduzione dei costi e degli adempimenti oltre che alla facilità di accesso ai contenuti digitali, che sono un diritto per il cittadino; sviluppo della moneta elettronica e dell’e-commerce: diffusione delle tecnologie “near field communication” per i pagamenti in mobilità; possibilità di notifica degli atti giudiziari e delle infrazioni al codice della strada a mezzo di posta elettronica certificata; nullità delle clausole contrattuali in accordi di distribuzione che vietino la vendita diretta su canale on line; alfabetizzazione digitale, utilizzando il canale scolastico e dei media; uso sociale della tecnologia: mercato del lavoro e sanità digitale.
Il momento che sta attraversando il nostro Paese è peculiare e drammatico; siamo di fronte ad un bivio: immaginare un nuovo modo di fare economia, offrire servizi e produrre prodotti, rendendosi conto che la Rete Internet potrà essere un volano decisivo per l’innovazione e la crescita di tutto il sistema Paese, oppure adagiarsi nello status quo e aspettare che qualcosa cambi, magari per decisione divina.
E’ chiaro che i nostri legislatori e governanti non hanno più alibi; è necessario che il nostro Paese si doti il prima possibile di una politica economica e di sviluppo che abbia al centro anche la Rete Internet ed il Web. Dopo i suggerimenti degli Stati Generali dell’Innovazione e del Digital Advisory Group, ben venga il documento dell’Agcom. Il tempo è quasi scaduto.

Pasquale Popolizio


Giornale numero: 023 - Pagina: 18