Favorire lo sviluppo: nuova sfida per gli atenei

Le università devono promuovere soprattutto la ricerca e l’alta formazione. Negli ultimi anni, però, sono diventate anche attori nella crescita locale


La missione primaria dell’università è la ricerca e l’alta formazione. Negli ultimi anni tuttavia è stata sfidata nella capacità di interazione con gli altri protagonisti dello sviluppo del territorio: le imprese e le istituzioni. E’ una sfida che amplia il ruolo dell’università, non più soltanto istituzione dell’alta formazione e ricerca,ma anche attore del destino dei territori in cui è presente. Alla luce di questa concezione allargata l’università può essere definita quale” sistema di produzione e trasferimento di conoscenza”. L’università investe in risorse cognitive (per esempio ricercatori, laboratori, banche dati), l’output atteso è la generazione di nuova conoscenza (fra gli altri articoli, capitoli di libri, prototipi) e il trasferimento di conoscenza al territorio (laureati, nuove imprese, competitività delle imprese esistenti).
La valorizzazione in senso lato dell’investimento in conoscenza, pertanto, si manifesta sia in termini di affermazione scientifica, attraverso la significatività e la riconoscibilità dell’apporto al dibattito scientifico internazionale dei suoi ricercatori, sia sul versante dello sviluppo del territorio, attraverso l’incremento del numero e della qualità dei laureati, della crescita del numero e della competitività delle imprese. Guardando la situazione italiana per quanto concerne il primo aspetto da uno studio della fondazione Crui (2005) sull’impatto della ricerca scientifica italiana a livello internazionale, i cui risultati sono stati confermati in studi più recenti, emerge che “L’Italia produce molto ma viene poco citata, ovvero il suo apporto alla ricerca scientifica e tecnologica viene ritenuto meno significativo o comunque viene meno riconosciuto rispetto, ad esempio, ai paesi del nord che detengono il primato assoluto in Europa”, presentando un “Citation Impact” di poco superiore alla media europea. Anche relativamente al piano del trasferimento tecnologico i dati di una ricerca Netval (2010) sugli spin-off mostrano un quadro variegato , pur in presenza di un’evoluzione positiva.
Perché? A cosa sono dovuti questi risultati? Se è vero che l’ammontare dell’investimento in risorse cognitive di qualità è la pre-condizione per avere output scientifici e di sviluppo territoriale positivi, certamente non è l’unico aspetto da considerare. Il rapporto tra input cognitivi ed output non è direttamente proporzionale, essendo mediato dalle modalità con cui gli atenei effettuano la generazione e il trasferimento di conoscenza, aspetti alla base della loro capacità di competere nel tempo.
Bisogna valutare quanto gli atenei investono in tecnologie Ic per acquisire, archiviare e distribuire conoscenza esplicita, quanto poi fanno leva sul capitale sociale per favorire la generazione e la condivisione di conoscenza tacita.
Tuttavia, se una buona infrastruttura tecnico -organizzativa può migliorare la capacità di generare e trasferire la conoscenza, la stessa non assicura che l’ateneo stia investendo nelle risorse cognitive giuste, né che le gestisca nel modo più efficace.
Quello che serve è una strategia della conoscenza che abbia chiari obiettivi e sia condivisa all’interno e con gli stakeholder del territorio. Una strategia da perseguire con determinazione sulla base di un piano di sviluppo che entri nei processo interni ed esterni. Ci si riferisce a una strategia della conoscenza che parta dai gap cognitivi, rispetto alla comunità scientifica di riferimento e ai fabbisogni di conoscenza espressi dal proprio territorio.
Tuttavia, per individuare i gap bisogna avere consapevolezza “di ciò che si sa” e “di ciò che non si sa”.
Cruciale risulta la capacità di mappare la conoscenza interna, sulla base della quale è possibile stimare i gap e quindi definire strategie che disegnino il percorso dell’ateneo e, pertanto, le modalità di generazione e trasferimento della conoscenza che, come si è già osservato, sono alla base della capacità di competere nel tempo.

*docente di Economia e Gestione delle imprese Università del Sannio

Mirella Migliaccio


Giornale numero: 024 - Pagina: 29