Raccontare un viaggio che prova ad avvicinare il passato e il presente attraverso una passeggiata nel corpo della città, raccogliendo via via notizie, dopo avere riordinato un poco le idee seduto sulla panchina circolare situata vicino alla chiesa del Nilo può essere una cosa interessante. Da qui, alla mia sinistra vedo scendere via Mezzocannone, a destra la salita che sale sfiorando il palazzo del principe di Sangro, accanto alla sede dell’Università l’Orientale; di fronte, intravedo via Benedetto Croce, oltre l’ampia e bellissima Piazza San Domenico Maggiore, con la guglia sempre circondata da una ‘ferriata’ dissuatrice…
Questa panchina è scelta ogni qual volta si parte per una passeggiata, mentre i primi gradoni di pietra lavica della chiesa di San Domenico Maggiore sono utili per cominciare a descrivere quanto raccolto. Seduto su quei gradoni con lo strumento che abbatte i confini – fino a ieri il ‘pc’ portatile, ora iPad – si comincia a scrivere, o meglio a porre il guardato e l’ascoltato dentro il salvadanaio. Strada facendo, però, lo strumento che ha raccolto le primizie è una meravigliosa matita, o una biro, e il notes. Il punto in cui mi trovo è tra i più belli della città antica, preceduto dal Largo Corpo di Napoli, crocevia di popoli e culture sin dall’antichità, quando una colonia di Alessandrini provenienti dall’Egitto si fermò a Napoli. Tra le altre numerose cose realizzate, eresse il mastodontico e regale dio Nilo che giace ancora su una base di piperno e travertino. Il dio è sdraiato, la sua barba è saggia, il volto impegnato nello scrutare, il corpo è di età, l’intera fisicità è robusta e tutto il pezzo scultoreo mostra i segni sia del tempo che dell’inciviltà che lo ha umiliato attraversando i secoli. Fu eretto dalla colonia chiamata dalla popolazione locale “Nilesi”. La comunità visse e prosperò senza incontrare impedimenti, quei napoletani accoglievano chiunque fosse portatore di fortuna e di socialità, e gli egiziani lo erano. Lo slargo, contenuto e discreto, è considerato da chi scrive il nodo magico del centro antico e luogo di avvio del nostro andare che proverà a sfiorare i percorsi delle persone: le migrazioni che hanno fatto di Napoli una città mediterranea, prima, e universale dopo, attraverso gli spostamenti di umanità e grazie ad essi l’acquisizione e la contaminazione di usi e tradizioni e culture.
Siamo convinti che in chi ha deciso di lasciare la patria vi sia il desiderio di migliorare la propria esistenza e insieme il sogno di ritornare alla terra natia in condizioni diverse da quelle che hanno spinto alla fuga, al viaggio: senza illusioni di conquista o sottomissione, come nella storia di popoli invasori. Sin dall’antichità, i migranti hanno apportato cambiamenti nel sociale, nella cultura e nell’economia del luogo di arrivo; se sono partite migrazioni ‘agiate’ in cerca di commercio e ricchezza come nel caso della colonia di Alessandrini, così sono esistite e continuano le migrazioni di fuga dall’oggi e speranza per un domani migliore. Attualmente, nella città di Napoli è radicata un’ampia e variegata presenza di immigrati, una fetta di umanità che ha intrapreso viaggi estenuanti o fughe a rischio della vita stessa, disponibile ad ogni tipo di lavoro che spesso lavoro non è, ma pesante e disumano sfruttamento, o catena di “espedienti” che contribuisce ad allargare con proprie specificità forme di degrado e illegalità spesso in osmosi con le illegalità locali. Ma si notano pure livelli di istruzione e capacità di fare impresa, attività commerciali in grado di stabilire rapporti extranazionali così da incidere sui processi economici della città. I nuovi arrivati trovano spesso sistemazione abitativa in luoghi che gli autoctoni da più tempo hanno abbandonato, perché spostatisi altrove in situazioni migliori, e ciò ha contribuito a mantenere vivi numerosi angoli del Centro Storico: sono molti i quartieri divenuti spazi d’insediamento di persone immigrate, che abitano in gruppo dentro piccole case; famiglie con figli, radicate nel territorio. Poi ci sono luoghi abitativi di transizione, legati sia al tipo di lavoro frammentario che al percorso di migrazione prefissato. Nel Centro Storico di Napoli è più facile trovare alloggio, nei bassi o in case fatiscenti: in particolare nell’area di Piazza Garibaldi, nel quartiere di Forcella, nel Rione Sanità, nei Quartieri Spagnoli, nei numerosi vicoli stretti e scuri di tutta quell’area. Piazza Garibaldi, con la sua Stazione Centrale, risulta anche all’occhio del più distratto il luogo in cui gli extracomunitari s’incontrano, svolgono ambulantato, acquistano alimenti della terra d’origine, consumano pasti nei numerosi locali etnici, praticano acquisti, scambi, e dove si riesce a trovare un posto per dormire.
Nella Duchesca, nei pressi di Porta Nolana, nell’area di Porta Capuana e nel Vasto la prassi commerciale è molto sviluppata, e la fitta presenza di Cinesi con i loro negozi dà un’immagine nitida di come la città sia cambiata.
Gl’immigrati a Napoli risultano essere circa 45mila unità, pari al 2% del totale della popolazione residente, principalmente stanziati nel cuore della città; provengono dal continente asiatico, dall’Africa sub-sahariana, dall’area del Maghreb e ultimamente dall’est europeo. Rispetto alle altre quattro province, la città di Napoli accoglie una platea di quasi tutte le comunità presenti in regione; la comunità dei Srilankesi è una delle più antiche insediate qui; la più recente è la cinese. Numerosi i Maghrebini, in particolare Marocchini, impegnati nel commercio ambulante. L’etnicizzazione di Napoli si evidenzia per la presenza non solo di persone, ma come si diceva anche di locali e negozi: parrucchieri, ristoranti, macellerie islamiche, punti ristoro. Anche la vita religiosa è rilevante; numerosi gli spazi coperti che accolgono i fedeli musulmani e di altre confessioni per le celebrazioni. Rispetto al Mezzogiorno, la Campania è la regione che accoglie la quota più consistente di immigrati, circa la metà di tutti gli stranieri presenti nel Sud: si stima una presenza complessiva che supera le centomila unità, per oltre 150 diverse nazionalità. La provincia napoletana ha il primato, ospitando da sola il 45% del totale degli immigrati residenti nella regione, e uno straniero su quattro vive nel capoluogo ( dati-miracampania.it). La città di Napoli con il Porto e la Stazione Centrale è uno snodo di flusso migratorio significativo; dalla città partono reti di collegamento anche verso tutti i paesi interni. La presenza, infine, di numerosi servizi e delle più importanti associazioni di immigrati, il proliferare di negozi etnici e mercati destinati ad approvvigionare i numerosi ambulanti e a rifornire gli immigrati dei prodotti dei Paesi d’origine rappresentano ulteriori motivi di interesse per altre persone straniere.
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