L’azione del governo Napolitano-Monti comincia a ottenere effetti importanti sul piano della missione prioritaria di ricostruire la fiducia sull’Italia da parte del mercato e dell’opinione pubblica internazionale. Ma, in sostanza, cosa ha fatto? Tre cose: (a) la riforma delle pensioni, che le rende sostenibili nel lungo termine, ha impressionato tutti gli osservatori globali; (b) tale mossa ha poi reso inizialmente credibile che l’Italia riuscirà a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, così non aumentando il suo enorme debito; (c) Monti come persona ha ottenuto lo status di interlocutore rispettato dagli altri leader esteri, provocando un’inversione di opinione sull’Italia. Nella stampa in tutte le lingue si trova questo fenomeno di inversione, positiva, della nostra immagine. Tuttavia, questi tre fattori non sarebbero bastati se la Bce guidata da Draghi non avesse avuto la determinazione di fare la mossa decisiva: prestare alle banche dell’Eurozona, principalmente a quelle italiane e spagnole, liquidità illimitata al costo minimo dell’1%. Parecchi colleghi esteri mi hanno scritto sottolineando un “Italian moment” cioè il fatto che tre italiani, Draghi, Monti e Napolitano, abbiano salvato l’Europa minata dall’incompetenza provinciale di Merkel e dalla poca consistenza di Sarkozy. C’è un po’ di esagerazione. All’interno della nostra nazione guardiamo con preoccupazione la violazione (di fatto, pur non di forma) della democrazia attuata da Napolitano, vediamo gli errori tecnici del governo Monti – quello di aumentare le tasse invece di tagliare spesa il più depressivo – anche causati dai veti incrociati dei partiti, sentiamo il cedimento al diktat depressivo tedesco e cogliamo che Monti ha dovuto o voluto sottomettersi troppo a questo. Inoltre, è evidente che l’inondazione di liquidità fatta dalla Bce è salvifica nel breve termine, ma non sufficiente nel lungo. Ma, detto questo, suggerisco di apprezzare il lato positivo della ripresa di fiducia sull’Italia e sull’Eurozona piuttosto che marcare i difetti del Napolitano-Monti e la fragilità dell’architettura europea. Alla fine non importa come otterremo la fiducia, l’importante è riconquistarla, e la via intrapresa pare buona. Quindi dobbiamo consolidare la tendenza, lasciando da parte fastidi ideologici e critiche di dettaglio. Come? Mostrando un’Italia compatta, capace di fare riforme realistiche, che continuerà a essere tale anche dopo le elezioni del marzo 2013. Questo è il progetto nazionale a cui tutti possiamo e dobbiamo partecipare.
ilsussidiario.net
Draghi, Monti e Napolitano: italiani benedetti dall’Europa
L’azione del governo Napolitano-Monti comincia a ottenere effetti importanti sul piano della missione prioritaria di ricostruire la fiducia sull’Italia da parte del mercato e dell’opinione pubblica internazionale. Ma, in sostanza, cosa ha fatto? Tre cose: (a) la riforma delle pensioni, che le rende sostenibili nel lungo termine, ha impressionato tutti gli osservatori globali; (b) tale mossa ha poi reso inizialmente credibile che l’Italia riuscirà a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, così non aumentando il suo enorme debito; (c) Monti come persona ha ottenuto lo status di interlocutore rispettato dagli altri leader esteri, provocando un’inversione di opinione sull’Italia. Nella stampa in tutte le lingue si trova questo fenomeno di inversione, positiva, della nostra immagine. Tuttavia, questi tre fattori non sarebbero bastati se la Bce guidata da Draghi non avesse avuto la determinazione di fare la mossa decisiva: prestare alle banche dell’Eurozona, principalmente a quelle italiane e spagnole, liquidità illimitata al costo minimo dell’1%. Parecchi colleghi esteri mi hanno scritto sottolineando un “Italian moment” cioè il fatto che tre italiani, Draghi, Monti e Napolitano, abbiano salvato l’Europa minata dall’incompetenza provinciale di Merkel e dalla poca consistenza di Sarkozy. C’è un po’ di esagerazione. All’interno della nostra nazione guardiamo con preoccupazione la violazione (di fatto, pur non di forma) della democrazia attuata da Napolitano, vediamo gli errori tecnici del governo Monti – quello di aumentare le tasse invece di tagliare spesa il più depressivo – anche causati dai veti incrociati dei partiti, sentiamo il cedimento al diktat depressivo tedesco e cogliamo che Monti ha dovuto o voluto sottomettersi troppo a questo. Inoltre, è evidente che l’inondazione di liquidità fatta dalla Bce è salvifica nel breve termine, ma non sufficiente nel lungo. Ma, detto questo, suggerisco di apprezzare il lato positivo della ripresa di fiducia sull’Italia e sull’Eurozona piuttosto che marcare i difetti del Napolitano-Monti e la fragilità dell’architettura europea. Alla fine non importa come otterremo la fiducia, l’importante è riconquistarla, e la via intrapresa pare buona. Quindi dobbiamo consolidare la tendenza, lasciando da parte fastidi ideologici e critiche di dettaglio. Come? Mostrando un’Italia compatta, capace di fare riforme realistiche, che continuerà a essere tale anche dopo le elezioni del marzo 2013. Questo è il progetto nazionale a cui tutti possiamo e dobbiamo partecipare.
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