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Riforma Comunità montane, torna l’ipotesi soppressione

Riforma delle Comunità montane: il Consiglio regionale dovrà tenere conto anche dell’ipotesi soppressione. Ci lavoreranno prima (Affari generali) e ottava (Agricoltura) Commissione riunite in seduta congiunta per giovedì 9 febbraio alle 11. I presidenti dei due organismi dovranno tenere conto di un testo finora trascurato, quello presentato nel settembre 2010 dai consiglieri del gruppo Caldoro presidente Giovanni Fortunato e Angelo Marino, che proponeva di fare piazza pulita delle Comunità Montane, enti spesso elefantiaci i cui costi di gestione gravano sulle spalle della Regione Campania, delegando le funzioni ai comuni e alle unioni dei comuni. Niente paura per i livelli occupazionali: i lavoratori attualmente impiegati negli enti montani verrebbero ricollocati presso i comuni e/o presso le costituende unioni dei Comuni.

DUE TESTI ALL’ESAME – Per il momento la sotto-commissione congiunta si è concentrata sui soli progetti di legge firmati da Pietro Foglia (Udc), presidente della Commissione Agricoltura, e Donato Pica (Pd). Il primo mira a trasformare le Comunità montane in Unioni dei Comuni che provvederanno alla governance dei territori. L’obiettivo è costruire delle vere e proprie “Agenzie di sviluppo locale” che, oltre a salvaguardare la montagna e il suo patrimonio boschivo e ambientale “diventino soggetti fornitori di servizi e motori dello sviluppo locale nei vari settori che vanno dall’artigianato al turismo”. Tutte le funzioni dell’unione sono inserite in un piano triennale di opere e interventi in cui vengono individuati gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi di sviluppo socio economico del proprio comprensorio. Le Unioni si occupano di promozione e difesa del territorio, sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e incentivi a imprese artigiane e turistiche oltre a esercitare i compiti attualmente assegnati alle Comunità Montane.