I parametri stabiliti dall’Eba (European Banking Authority) sono proibitivi per molti istituti di credito italiani e a farne le spese saranno principalmente le imprese
La European Banking Authority ha fissato al 30 giugno la scadenza per il rafforzamento patrimoniale delle banche italiane. Questa scadenza, così ravvicinata, pone due grosse questioni che travalicano la governance del sistema bancario italiano ed investono in pieno lo scenario economico-finanziario del nostro paese.
Il primo aspetto riguarda la necessità per le singole banche di procedere ad aumenti di capitale per conseguire il rafforzamento patrimoniale. Ciò comporterà il drenaggio di notevoli risorse finanziarie che saranno, quindi, sottratte al sistema produttivo. Inoltre la contemporanea esigenza di patrimonializzazione del sistema bancario sottrarrà al mercato risorse importanti. Considerato che tutte le banche italiane, ancorché in misura diversa per le diverse dimensioni, dovranno procedere a richiamare risorse finanziarie da destinare agli aumenti di capitale, nel sistema si innesterà inevitabilmente una vorticosa circolazione finanziaria che tramuterà grosse fette di disponibilità presso il sistema in capitale del sistema.
Questo a scapito della elasticità del sistema ed a danno della autonomia dei risparmiatori.
Il secondo aspetto riguarda il rischio notevolissimo che si contragga il saldo netto degli impieghi del sistema bancario. Non tutte le banche, infatti, riusciranno a collocare interessanti aumenti di capitale ed, a quel punto, l’unica manovra per loro possibile, per rispettare comunque i parametri Eba, sarà quella di ridurre la massa degli impieghi.
Se ciò avverrà un ennesimo colpo si abbatterà sull’economia del nostro paese.
La difficoltà di reperire credito e la difficoltà a conseguire i pagamenti dalla pubblica amministrazione, che spinge le aziende a ricorrere alle anticipazioni bancarie per sostenere il proprio ciclo produttivo, si macroscopizzeranno in quanto le esigenze aziendali incroceranno un’esigenza contraria del sistema bancario. Le banche che non riusciranno a rispettare il parametro Eba, mediante acquisizione di risorse finanziarie, assolveranno al compito riducendo la massa degli impieghi e lasciando le aziende ancora più sole, sguarnite e, temo fortemente, destinate a soccombere.
Il problema del provvedimento della European Banking Authority è che esso appare troppo palesemente “provvedimento di settore”.
Che i sistemi bancari europei abbiano bisogno di patrimonializzare ed esprimere capitali più robusti ed atti ad affrontare la sempre più complicata situazione di mercato, è fuori di dubbio.
Quello che invece stride con questo provvedimento è la mancata considerazione degli altri fattori in campo.
E’ come se un allenatore di calcio pretendesse di far giocare la propria squadra con lo schema studiato a tavolino e non prendesse in considerazione la reale situazione espressa sul campo dai propri giocatori e dagli avversari.
La European Banking Authority si deve rendere conto che, in questo momento la propria squadra – il sistema bancario internazionale – non gode di una buona forma e si deve anche rendere conto che gli avversari – la mancanza di crescita ed il calo di fiducia degli operatori – sono particolarmente in palla. Vuole comunque applicare lo schema studiato a tavolino e perdere la partita?
No questo l’Europa, in primis, e tutti i singoli Paesi non lo devono permettere.
Occorre riconquistare la visione di insieme. E’ necessario che le autorità bancarie remino nella stessa direzione del sistema economico-produttivo. In Europa e sicuramente nel nostro Paese vi sono tantissimi esempi di cooperazione tra le autorità di vigilanza bancaria e sistema produttivo, cooperazione che ha costituito il nerbo solido dello sviluppo italiano.
E’ necessario, quindi, che le autorità europee rivedano la rigidità in questo momento espressa dall’Eba. Il rafforzamento del patrimonio del sistema bancario deve essere perseguito, ma può avere scadenze più consone all’attuale situazione dei singoli Paesi e, principalmente, può avere una articolazione più mirata alle singole realtà delle banche. Diverse sono le dimensioni bancarie, diverse sono le situazioni locali nelle quali operano, diverse devono essere le modalità ed i tempi per pervenire al rafforzamento patrimoniale delle singole banche.
E’ un momento particolarmente difficile per il nostro Paese e non ci possiamo permettere il lusso di fare a meno della spinta del sistema bancario.
Non possiamo, ora ed in questa fase, dare al sistema bancario un onere che gli complicherebbe inevitabilmente il proprio compito di affiancamento e di propulsione per il sistema economico nazionale.
*consigliere di amministrazione del Credito cooperativo di Napoli
Rafforzare il patrimonio senza indebolire le banche
I parametri stabiliti dall’Eba (European Banking Authority) sono proibitivi per molti istituti di credito italiani e a farne le spese saranno principalmente le imprese
La European Banking Authority ha fissato al 30 giugno la scadenza per il rafforzamento patrimoniale delle banche italiane. Questa scadenza, così ravvicinata, pone due grosse questioni che travalicano la governance del sistema bancario italiano ed investono in pieno lo scenario economico-finanziario del nostro paese.
Il primo aspetto riguarda la necessità per le singole banche di procedere ad aumenti di capitale per conseguire il rafforzamento patrimoniale. Ciò comporterà il drenaggio di notevoli risorse finanziarie che saranno, quindi, sottratte al sistema produttivo. Inoltre la contemporanea esigenza di patrimonializzazione del sistema bancario sottrarrà al mercato risorse importanti. Considerato che tutte le banche italiane, ancorché in misura diversa per le diverse dimensioni, dovranno procedere a richiamare risorse finanziarie da destinare agli aumenti di capitale, nel sistema si innesterà inevitabilmente una vorticosa circolazione finanziaria che tramuterà grosse fette di disponibilità presso il sistema in capitale del sistema.
Questo a scapito della elasticità del sistema ed a danno della autonomia dei risparmiatori.
Il secondo aspetto riguarda il rischio notevolissimo che si contragga il saldo netto degli impieghi del sistema bancario. Non tutte le banche, infatti, riusciranno a collocare interessanti aumenti di capitale ed, a quel punto, l’unica manovra per loro possibile, per rispettare comunque i parametri Eba, sarà quella di ridurre la massa degli impieghi.
Se ciò avverrà un ennesimo colpo si abbatterà sull’economia del nostro paese.
La difficoltà di reperire credito e la difficoltà a conseguire i pagamenti dalla pubblica amministrazione, che spinge le aziende a ricorrere alle anticipazioni bancarie per sostenere il proprio ciclo produttivo, si macroscopizzeranno in quanto le esigenze aziendali incroceranno un’esigenza contraria del sistema bancario. Le banche che non riusciranno a rispettare il parametro Eba, mediante acquisizione di risorse finanziarie, assolveranno al compito riducendo la massa degli impieghi e lasciando le aziende ancora più sole, sguarnite e, temo fortemente, destinate a soccombere.
Il problema del provvedimento della European Banking Authority è che esso appare troppo palesemente “provvedimento di settore”.
Che i sistemi bancari europei abbiano bisogno di patrimonializzare ed esprimere capitali più robusti ed atti ad affrontare la sempre più complicata situazione di mercato, è fuori di dubbio.
Quello che invece stride con questo provvedimento è la mancata considerazione degli altri fattori in campo.
E’ come se un allenatore di calcio pretendesse di far giocare la propria squadra con lo schema studiato a tavolino e non prendesse in considerazione la reale situazione espressa sul campo dai propri giocatori e dagli avversari.
La European Banking Authority si deve rendere conto che, in questo momento la propria squadra – il sistema bancario internazionale – non gode di una buona forma e si deve anche rendere conto che gli avversari – la mancanza di crescita ed il calo di fiducia degli operatori – sono particolarmente in palla. Vuole comunque applicare lo schema studiato a tavolino e perdere la partita?
No questo l’Europa, in primis, e tutti i singoli Paesi non lo devono permettere.
Occorre riconquistare la visione di insieme. E’ necessario che le autorità bancarie remino nella stessa direzione del sistema economico-produttivo. In Europa e sicuramente nel nostro Paese vi sono tantissimi esempi di cooperazione tra le autorità di vigilanza bancaria e sistema produttivo, cooperazione che ha costituito il nerbo solido dello sviluppo italiano.
E’ necessario, quindi, che le autorità europee rivedano la rigidità in questo momento espressa dall’Eba. Il rafforzamento del patrimonio del sistema bancario deve essere perseguito, ma può avere scadenze più consone all’attuale situazione dei singoli Paesi e, principalmente, può avere una articolazione più mirata alle singole realtà delle banche. Diverse sono le dimensioni bancarie, diverse sono le situazioni locali nelle quali operano, diverse devono essere le modalità ed i tempi per pervenire al rafforzamento patrimoniale delle singole banche.
E’ un momento particolarmente difficile per il nostro Paese e non ci possiamo permettere il lusso di fare a meno della spinta del sistema bancario.
Non possiamo, ora ed in questa fase, dare al sistema bancario un onere che gli complicherebbe inevitabilmente il proprio compito di affiancamento e di propulsione per il sistema economico nazionale.
*consigliere di amministrazione del Credito cooperativo di Napoli