Beni culturali

Settembrini, ritorno in Villa dopo la cura

Realizzato dall’artista Domenico Pellegrino, il busto di Luigi Settembrini – patriota di origini lucane, nato a Napoli nel 1813 e qui morto nel 1876 – dopo anni di abbandono torna a esprimere tutta la forza del suo cipiglio lì dove è sempre stato, in un’aiuola adiacente la casina del boschetto in Villa Comunale oggi, sabato 18 febbraio, alle ore 12.
L’artista veneto presente riesce a far trasparire dal bianco marmo di Carrara, restaurato da Francesco Manes e Daniela Giordano sotto il vigile occhio di Denise Pagano della Soprintendenza, il coraggio e la fermezza di chi per le proprie idee fu perseguitato e imprigionato. Giurista, professore nei licei e poi nelle Università di Bologna e Napoli, mazziniano, trascorse tre anni di carcere accusato di cospirazione. Autore di un pamphlet pubblicato in forma anonima, “Protesta del popolo delle due Sicilie”, tra il 1847/48 si rifugiò a Malta, partecipando poi al governo costituzionale come ministro della pubblica istruzione. Arrestato di nuovo in seguito alla restaurazione borbonica insieme a Poerio, Pironti, Castromediano gli commutarono la pena di morte in anni di ergastolo, trascorsi sull’isola di Santo Stefano. Ma nel 1859 la sentenza di deportazione negli Stati Uniti!. Si salva grazie al figlio Raffaele che, dirottando la nave sulla quale era imbarcato verso l’Irlanda, lo liberò insieme agli altri patrioti. Su consiglio di Cavour restò a Londra fino al momento dell’unificazione. Ripulita dagli strati di muschio, licheni,guano e di nero materiale inquinante ritorna a respirare la sua immagine, quasi come fosse una seconda liberazione, per ricordare la sua vita, il suo contributo all’ unificazione nazionale.
Il restauro è un modo per celebrare gli uomini e gli avvenimenti della nostra Storia, quella che ha alimentato l’appartenenza al Paese e al territorio che racchiude le nostre storie personali e quelle di un Sud svelato nella sua dignità di protagonista nelle vicende che condussero alla creazione dell’Italia, come dimostrato dalle varie mostre e ricerche condotte in occasione dei 150anni. Il patrimonio statuario monumentale, fiorito dopo l’Unità, appartiene ad uno dei filoni pedagogici e politici attraverso il quale si cercò di cementare l’identità nazionale, un valore e un’ideale rivisitato con sguardo innovativo proprio in occasione delle celebrazioni, condotte dall’Unità di Missione istituita dalla Presidenza del Consiglio.
Tutta l’iniziativa,esempio di fruttuoso connubio fra pubblico e privato, merita così la dovuta e giusta attenzione, dal gesto generoso delle Donne del Vino, all’impegno del FAI, come sempre presente lì dove si deve recuperare il significato dei luoghi e la valorizzazione di patrimoni messi in ombra e depauperati.
All’inaugurazione saranno presenti : l’assessore ai Parchi e Giardini del Comune di Napoli Tommaso Sodano, Fabrizio Vona Soprintendente per i Beni Storici Artistici della Campania, Maria Rosaria De Divitiis Presidente Regionale FAI, Francesca Femiano Fuccia Capo delegazione del FAI Napoli, Maria Ida Avallone delegata regionale Donne del Vino, Fabio Mangone docente di Storia dell’Architettura e Restauro presso la Federico II e Denise Pagano direttrice di Villa Pignatelli.

L’opera restaurata e l’impegno del Fai


Presidente perché si è scelto di restaurare il busto di Settembrini?
E’ un omaggio ai 150° dell’Unità d’ Italia,una risposta all’ appello del Presidente Napolitano. Le Donne del Vino hanno raccolto dei fondi e li hanno affidati al Fai (Fondo Ambien di Napoli. E’ un gesto per restituire dignità ad uno spazio continuamente offeso da atti vandalici e memoria alla storia del Risorgimento,ad uno dei suoi maggiori protagonisti nel Mezzogiorno,accanto ai Poerio, agli Imbriani, a Pisacane, a Nicotera.

Quali sono gli eventi più significativi del calendario Fai di quest’anno?
Visite guidate, incontri culturali, brevi escursioni all’interno delle proprietà del Fai in Italia, viaggi nelle grandi capitali straniere: è il programma che ogni delegazione provinciale organizza. Appuntamento importante è il Convegno Nazionale, il cui slogan è quest’anno“Incidere”. E poi le Giornate FAI di Primavera – siamo alla XX edizione –; a Napoli si aprirà Villa Rosebery e Palazzo San Giacomo con l’ omonima Chiesa, in un percorso che non mancherà di riservare una sorpresa ai fans della Nutella! E ancora il Teatro all’ Anticaglia, il Protomonastero delle 33, Palazzo Zevallos e i gioielli architettonici dell’ area vesuviana, della costa sorrentina,di Capua, di Salerno, di Avellino, di Benevento, per fidelizzare quanti hanno a cuore i propri luoghi del cuore, i più belli e i più negletti, e tutto grazie al lavoro dei delegati e dei volontari di ogni provincia.

Alla luce della sua esperienza,in che modo il Fai potrebbe incidere di più sul nostro territorio?
Al di qua del Garigliano la carta dello stivale mostra anche rispetto al FAI quello che uno storico definì “the two Italy”, le due Italie. Tante le proprietà o i beni gestiti a vario titolo da Roma in su, tanto rari i beni FAI nel Sud: in Campania solo la Baja di Ieranto.Si rispecchia la realtà meridionale,il culto della “roba”, nel privato e nel pubblico: le proposte FAI che, con tante modalità diverse potrebbe e vorrebbe gestire queste proprietà senza privarne i legittimi possessori, non sono accolte. Occorre una costante campagna di conoscenza.
Elena Croce nel 1975 spinse Giulia Maria Crespi a fondare il FAI sul modello del National Trust inglese e oggi dobbiamo lavorare per radicare la fiducia in un modello che può sopperire alle carenze delle istituzioni pubbliche,alla crisi delle risorse economiche ed umane.
Non dobbiamo “ruderizzare” il nostro Bel Paese e opporci ad ogni innovazione, ma agire nel rispetto della tutela.

Il suo sogno nel cassetto?
Poter vedere generazioni nuove, che abbiano a cuore la bellezza, la cultura, l’ amore per il patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese, per i suoi territori ricchi di ogni meraviglia. Sogno una nuova società,formata nella coscienza civica,uomini e donne che rifuggono dalla volgarità e dalla violenza somministra dalla Tv, sia privata che pubblica, che sappiano educare ai valori figli e nipoti, perché crescano sapendo che essere vale molto più che avere e che la cultura “si mangia”.

La generosità delle donne del vino


L’Associazione Nazionale Donne del Vino nasce nel 1888 con lo scopo di valorizzare le produzioni enologiche, gastronomiche ed artigianali delle regioni italiane e soprattutto con l’obiettivo di dare voce alla presenza femminile,sempre in ombra ma sempre presente in questo settore produttivo. Molte infatti sono le mogli, le figlie, le sorelle che hanno affiancato gli uomini nella gestione di grandi aziende, ereditato realtà produttive o, venendo più ai giorni nostri,rivitalizzato il mercato con nuove presenze imprenditoriali. Nel tempo si sono affermate per la qualità e l’originalità dei loro prodotti , per una nuova linea di commercializzazione, sempre più consapevoli della professionalità raggiunta, consapevoli di rispondere ai nuovi profili lavorativi e ai ruoli che venivano richiesti per l’innovazione del settore. Le donne si sono rivelate sorprendenti protagoniste,ricche di grandi capacità imprenditoriali. Premiate da Gambero Rosso, presenti a Vinitaly , promotrici di eventi e divulgatrici di una vera e propria cultura del vino, le produttrici,ristoratrici, enotecarie, enologhe, sommelier e giornaliste lavorano – per meglio incidere sul territorio – nelle varie delegazioni regionali, che fanno tutte capo all’ organizzazione nazionale. La delegazione campana è costituita da 65 socie e presieduta da Maria Ida Avallone, dell’azienda Villa Matilde di Cellole, Caserta.

Rita Felerico


Giornale numero: 035 - Pagina: 33