Criminalità e affari

In fiamme Sorbillo, il titolare della pizzeria: Il danno è per Napoli

Il proprietario del locale storico di via dei Tribunali non crede al caso. “Il fuoco parte dal centro del salone. Ci perde soprattutto la città”


“Chi incendia la Pizzeria Sorbillo non fa un danno a me. Fa un danno a Napoli. Distrugge l’immagine della città”. Gino Sorbillo se ne frega dei quattrini persi, dei danni ricevuti, della paura. Ieri mattina, sulla porta del suo locale addobbata come sempre di fiori, in mezzo alle piante sporche di cenere e di polvere d’estintore, osserva i turisti americani spagnoli cinesi posare le guide Michelin in borsa e metter mano alle macchine fotografiche. L’immagine fa il giro del mondo. Ed è sempre la stessa: Napoli nera, criminale, pericolosa. “Mi metto a dire che succede. Che non è sempre così. Ma quelli scattano. E pubblicano. E diffondono: questa è la realtà”.
Sorbillo non crede all’incidente: si tratta di un atto voluto, secondo lui. “Tutto parte dall’ingresso, lontano dal forno, dal centro della sala distante da tutte le fonti elettriche. Non è possibile che sia partita da lì una scintilla. Consegno tutto alle forze dell’ordine. Ho un hard disk con tutti i movimenti interni, orari di apertura e chiusura, gestione degli interruttori, tutto quanto. Una specie di scatola nera del locale. Le guardie verificheranno. Ma io non ho dubbi”. D’intimidazioni precedenti, comunque, non parla. Due mesi fa, però, un incendio scoppia a 50 metri dalla porta della pizzeria. “Incendiano gli alberi nei pressi di Piazza San Gaetano, un luogo storico. Credo che la cosa sia collegata”. Dopo la cronaca, dentro la cronaca, Gino Sorbillo non riesce a far di conto. Gli chiediamo ancora dei danni agli affari, ma lui glissa. E chiede: “Ma siete passati mai per via dei Tribunali, la sera?”. Ed in effetti il passaggio per quel pezzo di via del decumano centrale all’ora di pranzo e all’ora di cena è complicato. Non c’è giorno della settimana in cui la strada non sia affollata di gente in attesa di un tavolo. Attorno al portone sbocciano nel tempo altre attività commerciali che si nutrono dell’attesa di quella gente condotta da tutte le guide del mondo fin lì. C’è la signora della limonata, una ottantenne arrampicata su uno sgabello tremante, che serve da bere ai visitatori stranieri incuriositi dalla arance e dai limoni appesi. C’è un’enoteca per gli aperitivi più spinti. E un bar per il caffè, inondato nel dopocena. E un tabacchi che non vorrebbe chiudere mai. Il ritmo del passaggio è scandito dalla voce della mamma di Gino che chiama i clienti registrati organizzando le prenotazioni. “Tutto questo brucia. Ma rimetterò in piedi ogni cosa, in pochissimo tempo”. Sì, il tempo. Un’altra cosa che fa andare in bestia Sorbillo è la scomparsa di un pezzo della sua storia. Attaccati alla pareti, da sempre, stanno i quadri dei suoi avi. L’attività comincia nel 1935. E cresce con le generazioni che si passano l’arte di mano in mano, fino ad oggi. Oggi che “non siamo solo un ristorante, gestiamo anche l’Accademia della Pizza. La diffusione della scuola per la quale faccio il giro del mondo esportando la nostra tradizione e il marchio del nostro territorio. Mi chiamano da ogni parte, perché non ci credono. Mi conoscono in molti, per fortuna. Ma questo non basta: il pensiero di massa corre alla solita Napoli”. E per occultare l’immagine della solita Napoli Gino Sorbillo lavora da sempre. E’ impegnato nel sociale. E’ addentro a tutti i movimenti spontanei di negozianti, piccolissimi imprenditori, associazioni che s’impegnano per mantenere pulito il Centro, quello che è detto il Corpo della città. “In queste strade c’è il sudore di molti – chiude l’imprenditore – c’è la fatica di chi si sforza di far battere il cuore di questa capitale. Queste azioni arrestano i moti gioiosi di attività, intraprendenza, fiducia. Ho questa sensazione da stanotte (ieri, ndr), quando mi sveglia la voce di mia madre per annunciare l’accaduto. Ma tutto passa. Si va avanti”.

Paolini: Hanno incendiato la pizza
“Gino Sorbillo è un ambasciatore dell’economia italiana nel mondo. Ieri hanno incendiato la pizza, non un locale”. Antonio Paolini, uno dei massimi esperti europei d’enograstronomia, racconta chi è Sorbillo. “Un marchio, un simbolo del settore che più sta crescendo. Nel mercato italiano, grazie al lavoro di Gino, la tradizione della Pasta Madre conquista i grandi esperti, aprendo opportunità di business nuove. Prima chi lavorava coi lieviti era un pezzo del tutto. Una parte delle pietanze d’alta cucina. Oggi il pane, la pizza sono prodotti rivalutati dai grandi gourmet”. Paolini parla anche dell’imprenditore e dell’uomo Sorbillo. E parlando di lui parla di quella funzione fondamentale che gli imprenditori hanno nella società. L’aquilano Paolini ricorda l’impegno di Gino Sorbillo per la città abruzzese devastata dal terremoto. “Lui ha partecipato alle iniziative di successo che stiamo organizzando per portare i media nel centro storico di una città ancora disabitata e distrutta. E’ un grande gesto di solidarietà che dice molto della persona”. “Nel lanciargli un abbraccio – chiude Paolini – posso promettere che c’impegneremo tutti per la riapertura. Deve essere un evento eccezionale in grado di spazzare la polvere che questa vicenda getta sulla faccia pulita di quest’azienda”.

Tonino Ferro


Giornale numero: 085 - Pagina: 6