Governo

Patto di stabilità, si cambia: dal 2013 intesa con le Regioni

Una circolare del ministero dell’Economia conferma l’introduzione della misura che consentirà agli enti locali di concordare direttamente con lo Stato le modalità di raggiungimento dei propri obiettivi


Rivoluzione per il patto di stabilità nel 2013. Una circolare del ministero dell’Economia conferma, infatti, l’introduzione del patto regionale integrato, una misura innovativa che consente alle Regioni di concordare direttamente con lo Stato le modalità di raggiungimento dei propri obiettivi e degli obiettivi degli enti locali del proprio territorio. In sostanza viene introdotto un principio di territorialità che tiene conto delle condizioni economiche e sociali delle diverse aree del Paese. Questo significa che la Campania, in ragione delle difficoltà riscontrate soprattutto nell’ambito del sistema produttivo, può ottenere dallo Stato il nulla osta per elevare il tetto di spesa e incoraggiare gli investimenti in opere pubbliche e infrastrutture. Nulla da fare, invece, per quanto concerne il cofinanziamento dei progetti realizzati con fondi dell’Unione Europea: la parte ricevuta direttamente da Bruxelles è esclusa dal computo del Patto però i soldi a carico dello Stato e degli enti locali, Regioni comprese, vi rientrano con la conseguenza che molti programmi restano bloccati. Di prossima pubblicazione, invece, i decreti che definiscono le regole per il rispetto dei limiti di spesa da parte delle società pubbliche con partecipazione azionaria totale o maggioritaria degli enti locali

PICCOLI COMUNI
Per quanto concerne l’ambito soggettivo di applicazione del patto di stabilità interno, è prevista l’estensione dei vincoli ad una platea più ampia di enti. A partire dal 2013, infatti, saranno assoggettati alle nuove regole del Patto, oltre alle Province ed ai Comuni con popolazione superiore a 5 mila abitanti, anche i Comuni con popolazione compresa tra 1001 e 5000 abitanti nonché le aziende speciali e le istituzioni. Inoltre, a decorrere dal 2014, saranno assoggettate alle regole del patto di stabilità interno le Unioni di Comuni formate dagli enti con popolazione inferiore a mille abitanti.

DISTRIBUZIONE REGIONALE
Sono confermate, per il 2012, le disposizioni in materia di patto regionalizzato verticale ed orizzontale, grazie alle quali le Province e i Comuni soggetti ai limiti di spesa possono beneficiare di maggiori spazi finanziari ceduti, rispettivamente, dalla Regione e dagli altri enti locali. In pratica si può aumentare il tetto di investimenti di un’amministrazione virtuosa con la contemporanea riduzione delle uscite a carico di altri enti del territorio. In questo modo resta salvo l’equilibrio complessivo.

PREMI AI VIRTUOSI
La novità più significativa delle regole che disciplinano il patto di stabilità interno del 2012 è rappresentata dall’introduzione di un meccanismo di riparto dell’ammontare del concorso agli obiettivi di finanza pubblica tra i singoli enti basato su criteri di virtuosità. Ad ogni modo il concorso degli enti locali alla manovra di finanza pubblica ammonta, per le Province, a 700 milioni di euro nel 2012 e 800 milioni il prossimo anno. I Comuni con più di 5 mila abitanti, invece, partecipano con un contributo di 1,2 miliardi di euro quest’anno e due miliardi di euro a partire dal 2013.

Nasce il patto regionale integrato

Cosa cambia nel 2013
• Assoggettati al Patto anche i Comuni con popolazione compresa
tra 1001 e 5000 abitanti
• Patto di stabilità concordato tra Regioni e Stato
Il contributo degli enti locali
• Comuni: 1.200.000.000 nel 2012, 2.000.000.000 di euro dal 2013
• Province: 700.000.000 di euro nel 2012, 800.000.000 di euro dal 2013

A partire dal 2013 le Regioni potranno concordare direttamente con lo Stato le modalità di raggiungimento dei propri obiettivi e degli obiettivi degli enti locali del proprio territorio

Enzo Senatore


Giornale numero: 088 - Pagina: 13