Espansione internazionale

Si rafforzano i rapporti tra Italia e Usa

Il console americano a Napoli Donald Moore

Si rafforza l’asse tra gli Stati Uniti e le imprese campane. Per la prima volta, infatti, si riuniscono intorno ad uno stesso tavolo i rappresentanti delle quattro associazioni italo-americane che da anni curano i rapporti commerciali, economici e culturali sul fronte italo-americano.
Amcham in Italy, Niaf, Amerigo e Mentoring Italia si sono confrontate giovedì 3 maggio presso la sede del Denaro sul tema “Imprese campane e Stati Uniti d’America, testimonianze e opportunità”.
In tempi di crisi, Napoli e la Campania devono e possono reagire e gli Stati Uniti rappresentano un partner commerciale privilegiato, in virtù di un rapporto storico che risale a ben prima dell’Unità d’Italia. Lo dimostrano i numeri: l’export italiano raggiunge gli 885 miliardi l’anno. Il Made in Italy è apprezzato in America molto più che nel Belpaese e sono tanti i brand napoletani che hanno trovato successo negli States. Da qui l’idea di stipulare un patto che coinvolga e impegni tutti. Impresa, politica e terzo settore si stringono la mano per passare dalle parole ai fatti.
“Il senso di questo patto – spiega Fabio D’Aniello, titolare dello studio internazionale “D’Aniello & Associati” e delegato campano di Amcham – è fare sistema. Noi come Amcham da anni ci occupiamo di sviluppare e favorire le relazioni economiche, culturali e politiche tra gli Stati Uniti e l’Italia. In questi tempi di crisi globale il nostro impegno è aumentato. Dobbiamo far sì che l’export italiano ritorni ai livelli del 2010 e creare le condizioni affinché le multinazionali americane investano nel nostro territorio. Il vero lavoro inizia ora: partirà presto un autentico road show per catalogare tutte le opportunità che Napoli e la Campania possono offrire agli investitori americani”.
Che tra Napoli e gli Usa ci sia un’antica partnership lo conferma anche Simone Crolla, consigliere delegato di Amcham: “Con questo patto – dice – si ridà avvio ad un rapporto commerciale ed economico che serve tanto a noi quanto agli americani”.

Da sinistra: Simone Crolla, Donald Moore, Luigi de Magistris, Guido Trombetti, Fabio D'Aniello e Alfonso Ruffo

A dare forza al progetto di Amcham due fiori all’occhiello come la Niaf (National Italian American Foundation), organizzazione che vanta la rappresentanza di oltre 20 milioni di italoamericani, e Amerigo, associazione che riunisce gli Alumni italiani dei programmi di scambio culturali internazionali promossi dal Dipartimento di Stato americano.
“Per la prima volta – spiega Alfonso Ruffo, direttore del Denaro e vice presidente per il Sud-Italia di Niaf – i soggetti che curano a diverso titolo i rapporti tra gli Stati Uniti e il Sud Italia s’incontrano per creare un asse, per capire se si possa fare di meglio e di più al servizio degli interessi comuni”. La Niaf, fondata nel 1975, rappresenta oggi circa 20 milioni di italo-americani ed è per questo la principale organizzazione del cuo campo d’azione. E’ senza scopi di lucro e senza colore politico. Da qualche anno, soprattutto sotto la presidenza di Joseph Del Raso, sta lavorando anche al miglioramento delle occasioni economiche tra le due sponde dell’Oceano.
Si deve partire, quindi, dalla valorizzazione delle cose che funzionano e da progetti concreti con tempi certi.

Da sinistra: l'assessore regionale alla Ricerca Guido Trombetti, il console generale degli Stati Uniti a Napoli Donald Moore e il direttore del Denaro Alfonso Ruffo

Da sinistra: Guido Trombetti, Donald Moore e Alfonso Ruffo

È quanto sostenuto da Edoardo Imperiale, direttore di “Campania Innovazione” e coordinatore per il Sud Italia di Amerigo, che per l’occasione propone un “fondo seed capital su base regionale per facilitare la nascita di start up e l’accesso delle imprese a risorse finanziarie, anche in collaborazione con progetti di creazione di imprese innovative”.
“Le misure di sostegno alla collaborazione tra ricercatori e imprese all’estero – continua Imperiale – potrebbero favorire l’economia della Campania che, dal 2010 in poi, ha registrato una costante crescita dell’internazionalizzazione e dell’export”. “L’obiettivo – conclude – è creare un ponte tra Stati Uniti e Italia che possa aprire la strada anche ad altri connazionali, che si tratti di imprenditori, scienziati, studenti, artisti, professionisti, ricercatori, purché interessati ad allargare i propri orizzonti anche sull’altra sponda dell’Atlantico”.
A consolidare ulteriormente il rapporto tra Napoli e gli Stati Uniti sarà il Forum mondiale del Benessere che si terrà in città come annunciato da Sergio Cuomo, presidente di “Mentoring Italia/Usa”, cugino del governatore dello Stato di New York Andrew, figlio di Mario e Matilda. All’evento è prevista la partecipazione di oltre 500 tra esperti di welfare dell’infanzia e delegati, provenienti da 40 diverse nazioni del mondo. Le istituzioni – Regione, Provincia, Comune – hanno già dato il proprio consenso.

Da sinistra: Fabio D'aniello, Simone Crolla, Edoardo Imperiale, Alfonso Ruffo, Donald Moore, Sergio Cuomo

A testimonianza dell’apprezzamento di cui gode il Made in Italy negli Usa è intervenuto Paolo Scudieri, patron del gruppo Adler e vincitore lo scorso anno del premio Niaf come miglior imprenditore italiano negli Usa. “Siamo presenti da quindici anni in America – racconta – dove abbiamo 4 stabilimenti e 1.100 dipendenti. Mi accorgo che gli italiani godono di un grande riconoscimento. E lo stesso vale anche per i prodotti campani: dal tessile all’auto, all’alimentare”. “Ma ciò che è importante – sottolinea Scudieri – è fare sistema”.
L’importanza del “fare sistema” è ribadita da Nicola Formichella, capogruppo del Pdl in Commissione politiche dell’Unione europea: “Occorre creare le condizioni affinché i ragazzi non vadano all’estero ma restino da noi a sviluppare le idee vincenti”. Da qui l’appello di Formichella alla classe politica: “Mettere al primo posto non le garanzie offerte dai giovani ma il valore delle loro idee e far in modo che trovino realizzazione anche in Italia”. Appello raccolto anche da Achille Coppola, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Napoli, per il quale “ci vuole un ripensamento delle politiche di sviluppo, improntate alla rapidità e alla capacità decisionale”. “Solo – così – sostiene Coppola – è possibile uscire dalla crisi e attrarre investitori americani in Campania”.
Per Guido Trombetti, assessore regionale alla Ricerca e all’Università, è necessario puntare sui “cervelli” in fuga e favorirne il loro ritorno, “perché – dice – è vero che in termini professionali abbiamo ricevuto molto dagli Stati Uniti, ma abbiamo anche dato. È uno scambio reciproco su cui dobbiamo investire”. E del valore aggiunto del nostro capitale umano parla il sindaco Luigi de Magistris: “A Napoli – dice – abbiamo pochi capitali pubblici, però abbiamo tanto capitale umano su cui poter investire. E gli Stati Uniti rappresentano un partner privilegiato”. Lo sa bene il console generale americano, Donald L.Moore, in Italia da 25 anni e da due a Napoli. “Anche per noi americani – dichiara – è importante consolidare il rapporto economico con il Sud. Con la crisi che stiamo vivendo, ogni elemento della società ha un ruolo importante per il rilancio dell’economia”.
Presenti al convegno anche Almerico Realfonzo, urbanista, e Vincenzo Caputo, presidente dei Giovani industriali di Napoli.

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Silvia Miller