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Recupero aree degradate: Piano casa verso la proroga

La Regione Campania lavora alla proroga del Piano Casa. Lo annuncia l’assessore all’Urbanistica e al Governo del Territorio della Regione Campania, Marcello Taglialatela, che ha anticipato la notizia anche alla Commissione competente del Consiglio regionale della Campania. “L’idea – spiega Taglialatela – è quella di prorogare il Piano Casa in modo particolare nelle parti non comprese nel decreto sviluppo recentemente convertito in legge dal Parlamento facendo sì che soprattutto gli Enti locali possano sfruttare le norme previste dall’articolo 7 della legge regionale”. Si tratta, in particolare, di utilizzare questo strumento per recuperare le aree e gli immobili degradati consentendo una ripresa dell’edilizia pubblica sociale. “Ricordo, infatti, che il Piano prevede un aumento delle volumetrie del 50 per cento in caso di abbattimento e ricostruzione di immobili pubblici – dice Taglialatela -. Considerando anche i dati allarmanti del calo di lavoratori nel settore edilizio sono convinto che si tratti di una grossa opportunità per la riqualificazione del patrimonio immobiliare e per un forte stimolo all’occupazione”. L’obiettivo, ricorda l’assessore regionale, resta quello di disegnare una Campania nuova “secondo il principio di ‘pianificare a volumetria zero’ e di prevedere sempre compensazioni ambientali, secondo i principi del disegno di legge sui Piani Paesaggistici”, conclude.

MENO LIMITI
Che cosa prevede il piano casa modificat nel 2010? Una delle modifiche sostanziali approvate due anni fa è stata l’abrogazione dell’articolo 6 ovvero della limitazione degli interventi alla sola prima casa; in tal modo è possibile intervenire anche sulle seconde case, nel rispetto, naturalmente, delle altre limitazioni previste dal provvedimento.
Il Piano casa modificato prevede, inoltre, interventi straordinari di ampliamento in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, per uso abitativo, fino al 20 per cento della volumetria esistente per le seguenti tipologie di edifici: residenziali uni-bifamiliari; edifici di volumetria non superiore ai millecinquecento metri cubi; residenziali composti da non più di tre piani fuori terra, oltre all’eventuale piano sottotetto.
Per gli edifici a prevalente destinazione residenziale è consentita la modifica di destinazione d’uso di volumetria esistente da non residenziale a residenziale, entro il limite del 20 per cento.
È prevista la possibilità di realizzare interventi di demolizione e ricostruzione in zona agricola per gli edifici destinati parzialmente ad uso abitativo, regolarmente assentiti, ubicati in area agricola per i quali è consentito, per la parte non abitativa, il mutamento della destinazione d’uso in residenziale (per le esigenze del nucleo familiare del proprietario del fondo agricolo o per attività connesse allo sviluppo integrato dell’azienda agricola).

RIQUALIFICAZIONE AREE URBANE
Per la riqualificazione delle aree urbane degradate sono consentiti interventi di sostituzione con criteri costruttivi di sostenibilità attraverso l’incremento volumetrico del 50 per cento, come ricorda Taglialatela.
La volumetria derivante da sostituzione edilizia può avere le seguenti destinazioni: edilizia abitativa, uffici in misura non superiore al 10 per cento, esercizi di vicinato, botteghe artigiane.
Il Piano-Casa prevede che la riqualificazione delle aree urbane degradate possa avvenire anche attraverso la conversione in edilizia abitativa di aree industriali dismesse con il vincolo di destinazione del 30 per cento all’edilizia sociale.

Giuseppe Silvestre


Giornale numero: 103 - Pagina: 10