Sud liberale

Sud liberale di Ernesto Paolozzi di Ernesto Paolozzi
Descrizione:
Docente di Storia della Filosofia Contemporanea - UniSOB


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Il mercato degli imbroglioni

La scoperta dell’acqua calda e dell’ombrello sono sempre attuali e, malauguratamente, assiccurano ai loro

“scopritori” nuovo e remunerato successo. Così si riscopre oggi che il Sud è meno povero di quanto si pensi e

che per certi aspetti cresce più del Nord, per la propensione della sua popolazione a pagare meno tasse ….e,

aggiungerei. per il lavoro nero.
Da qui discenderebbe una sorta di rapina costante del Sud nei confronti del Nord. Questa ovvia costatazione si è

accompagnata da stati d’animo, figli del nostro tempo corrotto e drogato dall’odio. Molti meridionali si sono

inorgogliti: “Vedete, non siamo mica così malandati, cresciamo e imbrogliamo più di voi cari nordisti”.
Va da sè che la questione è come crescere senza evadere le tasse nella consapevolezza che un vero progresso,

economico e civile, si ottiene solo nei confini della correttezza della competizione economica giacchè il

mercato dei liberali prevede regole e principii è non è il mercato degli imbroglioni. D’altro canto al Nord

quando si scopre che la malavita organizzata si è diffusa oltre il Volturno, si offendono e si rizzelano, invece

di chiedersi come fermare l’invasione “sudista”. Stati d’animo, il primo e il secondo, generati da quella

tragica contrapposizione Nord-Sud che ha fatto la fortuna politica della Lega e dei suoi oggettivi alleati al

Sud e sta minando la nostra democrazia e la nostra stessa convivenza civile.
La verità è che i governi italiani degli ultimi tempi non sono riusciti a immaginare un nuovo tipo di intervento

politico in grado di assicurare, al Nord come al Sud, una maggiore libertà in economia (compreso una tassazione

meno asfissiante e burocratica) affiancata da una riforma moderna dello stato sociale. Per carità, impresa

difficile ma che in Italia non si è nemmeno tentata. La propensione a non pagare le tasse e ad usufruire dei

vincoli famigliari come ammortizzatori sociali è la via meridionale, secolare, per mantenersi ai limiti della

modernità, sul confine della civiltà.

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Egregi candidati, che ne pensate del federalismo?

I candidati sindaci ci presenteranno i loro programmi: niente più buche per le strade, riforma

dell’amministrazione comunale, riprendiamoci il mare…, onestà…

Basta. Non se ne può più di simili ovvietà. Vorremmo conoscere idee più complesse sul destino della città. Città

d’arte o di turismo popolare? Verso quale direzione deve svilupparsi territorialmente? Come potrebbe attrarre le

nuove energie che si svilupperanno dopo il crollo dei regimi nordafricani? Soprattutto: come intendono

fronteggiare il federalismo prossimo venturo che si profila tanto dannoso per il Sud? Stefano Caldoro,

Presidente della Giunta regionale di centrodestra, ha preso le distanze dal governo dominato da Bossi e

Calderoli. Che ne dice il sindaco indicato dallo stesso partito del governatore? E il sindaco indicato dal Pd,

che ne pensa dell’astensione che il suo partito ha generosamente concesso per far passare quel

federalismo?

Sarebbe il caso che anche noi dicessimo la nostra. In attesa delle loro risposte.

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La Gelmini abbandona il Sud e le Facoltà umanistiche

Si è costituita l’ANVUR (Agenzia Nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) che ha il

compito, essenzialmente, di distribuire i fondi per l’Università e la ricerca. Fra i componenti della

commissione non vi è nessun professore appartenente ad un’Università al di sotto di Roma. Né vi sono studiosi di

discipline umanistiche, di storia, filosofia, estetica, arte, archeologia, letteratura.
Sono pure dimenticanze oppure si tratta di un disegno per abolire lo spirito critico (essenza stessa delle

discipline umanistiche) e per attuare, di fatto, la secessione leghista a favore del Nord?

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La Lega ci trascinerà fuori dalla storia

Federalismo o morte. Morte della legislatura ed elezioni politiche. Sarà la parola d’ordine della prossime

settimane.

Il problema è che,in realtà, il nostro non è un federalismo, ma una sorta di decentramento amministrativo teso a

tutelare le regioni o le città più ricche d’Italia. Un modo per separare, sia pure non bruscamente, il Paese.

Altro che Cattaneo, Cavour, Dorso.

Il federalismo è quello europeo che tende ad unificare, sottolineo, unificare un grande continente, condizione

indispensabile per fronteggiare la globalizzazione sul terreno economico, politico, morale.

Il caso Fiat è emblematico: ragioni economiche e ragioni sociali, politiche e morali, si risolvono assieme sul

vasto scenario internazionale. In caso contrario è un accordo al ribasso, con gli operai sconfitti, l’azienda

moralmente ridimensionata e la politica espulsa dalla discussione come un inutile intralcio.

Si può delegare il nostro federalismo ad una forza politica, la Lega, antieuropeista e, dunque, meno federalista

di qualunque altro partito italiano?

Sogno la nascita di un vero partito federalista che partendo dal Risorgimento italiano si batta per un

Risorgimento europeo prima che Cina, India e Brasile ci emarginano completamente.

Solo il presidente Napolitano prova, quando e come può, a risvegliare in noi il senso del dovere politico,

dell’intelligenza delle cose.

Con la Lega, e i suoi complici meridionali, semplicemente si esce dalla storia .