GolDen

GolDen di Gianpaolo Santoro di Gianpaolo Santoro
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Giornalista


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Ippodromo di Agnano: Cambia il Lotteria i cavalli all’ostacolo crisi

Povero ma bello. Nell’ippica senza più soldi, quella che per due mesi ha smesso di correre, chiudendo gli ippodromi e rovesciando in strada i suoi lavoratori e le sue miserie, anche il Gran Premio Lotteria, la corsa più fascinosa del mondo, subisce i segni della grande crisi. Domenica si corre il sessantatreesimo Lotteria ma non sarà più la corsa di prima. Cambia tutto, cambia molto, cambia troppo. Crolla il mito di una formula che tutto il mondo ha copiato, quella delle tre batterie, una finalissima ed una finale di consolazione. Un rito magico, un lungo, spettacolare happening dove anche la consolazione poteva avere il suo momento di interesse, perché spesso un grande della corsa magari eliminato dalla finale interpretava quella prova con un desiderio di rivalsa, tanto che spesso ci scappava un tempo record.

Favola di cavalli
Una magia che si snodava in un lunghissimo, avvincente pomeriggio ad Agnano, dove mai nessuno ha avuto la forza di andarsene prima dell’ultima corsa, prima dell’ultimo arrivo, dell’ultimo vincitore. Una favola scritta da cavalli figli del vento, da campioni come Varenne e Bellino II o da magiche regine come Roquepine e Une de Mai: le batterie, tante corse nella corsa, una serie infinita di emozioni e di sensazioni e poi l’attesa della finale con i nuovi numeri dello schieramento per l’atto conclusivo, uno schema da ipotizzare, un vincitore da sognare, magari da puntare. Non bisognava per forza essere esperti ippici, i cavalli li vedevi correre, tra quelli dovevi individuare il tuo preferito, quello che avrebbe vinto. Era l’essenza dell’ippica alla portata di tutti, insomma.

Dallo speed allo spread
Non ci sono più soldi, la madre di tutti i Gran Premi chiude un fantastico ciclo. Non ci sono più soldi e nessuno oggi scende in pista per la gloria. Quattrocentomila euro tutto compreso. Duecentocinquantamila euro meno dell’anno scorso, siamo ai livelli minimi, per i trottatori di un certo valore. Cancellata una batteria, eliminata la finale bis. L’esigenza di mantenere un appeal internazionale ha indotto l’Assi a spalmare il montepremi su due soli heat per evitare che una posta in palio troppo modesta sancisse matematicamente l’esclusione di Napoli dall’élite del circuito europeo del trotto, quello che faceva del Lotteria tappa irrinunciabile dei più forti trottatori del mondo. Essere vincitore del Gran Premio di Agnano è sempre stato per un trottatore, da questa parte dell’emisfero, la consacrazione definitiva. Il suggello che non poteva mancare in una carriera. E nessun campionissimo ci ha mai rinunciato.

Non solo una corsa
Il Lotteria non è mai stata una semplice corsa, era di più molto di più. Dentro e fuori la conca di Agnano. In passato, quando l’ippica tirava e gli ippodromi incassavano come piccoli stadi, si offriva la settimana a Napoli e dintorni per tutto lo staff di un campione. Si creava l’attesa con una promozione a tutto campo, sul territorio e sui media nazionale, si viveva una settimana intensa e zeppa di appuntamenti c’era tutta la città in qualche modo coinvolta, insomma non era una semplice corsa ma una vera, spontanea festa popolare. Il parterre di Agnano si trasformava in una piccola Ascot, un bagno di folla, non un solo posto libero, era il giorno dei cavalli, nessuno resisteva al fascino della corsa, della passerella a accanto alla pista.Facce nuove, tanta gente mai vista all’ippodromo, un’atmosfera tutta particolare, con il passaggio dei cavalli davanti alla tribuna accompagnato da applausi, urla di gioia, stupore o ammirazione. Tra pubblico e campioni un magico afflato, emozioni vere. “Solo a Maia vivono così la corsa..” mi disse una volta Luigi Gianoli, il poeta dei cavalli. E tenendo conto che lui adorava Merano e le corse ad ostacoli, (basta leggere il suo libro “Fascino del Rischio”) era davvero un attestato di stima, una dichiarazione d’amore.

La storia
Il Lotteria ha vissuto indimenticabili duelli, è stato palcoscenico di grandi storie di sport. Trottatori che hanno scritto volando le migliori pagine dell’ippica. Come dimenticare Bayard (con l’ammiraglio Bottoni), Tornese, forse il più grande di tutti (fra i terreni, Varenne escluso quindi), Nievo e Top Hanover, l’indigeno che nel ’74 interruppe il lungo periodo di vittorie messe a segno dai cavalli americani, francesi e scandinavi? Spesso, molto spesso, gli stranieri l’hanno fatta da padrone: tra loro nel mito sono rimasti Icare IV, Elma, Roquepine, Une de Mai, Bellino II, The Last Hurrah, Wayne Eden, The Onion, Evita Broline, PeaceCorps, GradesSinging, Ina Scott, Remington Crown. Qualcosa di più di semplici campioni. Poi i giorni nostri, quelli di Varenne, le supersfide con Victory Tilly, il campione che veniva dal freddo, i tre Lotteria il record della pista di Agnano e quello della corsa: 1.10.8, un fulmine, un tuffo al cuore.

Autarchia ipppica
Inutile girarci intorno, non è certo quella di domenica non è un’edizione esaltante del Lotteria. Cavalli stranieri non ce ne sono, domani a Vincennes c’è un Gruppo 2 con i vari RoyalDream, MainWiseAs, RoxaneGriff, insomma trottatori che oggi vanno molto forte. Perché avrebbero dovuto affrontare un viaggio (a loro spese), senza alcun ingaggio, per una corsa certo fascinosa, ma con pochi soldi all’arrivo? Per la verità, una “oriunda“c’è, Marielles, colori italiani ma allenata in Francia dai fratelli Martens. E naturalmente è candidata alla vittoria finale, insieme aNapoleon Bar, Nonant Le Pin, Marlon Om, Nesta Effe e NewYorkNewyork. Manca il campione, aumenta l’incertezza. Lo spettacolo è garantito.

Quattro scugnizzi
Renato Vecchione, Vincenzo Piscuoglio Dell’Annunziata, Mario Minopoli jr e Gaetano Di Nardo: sono quattro i driver napoletani in lizza nel Lotteria. In sessantadue edizioni, sino ad ora un solo guidatore napoletano è riuscito a vincere il Gran Premio di Agnano.
A scrivere il nome nell’albo d’oro è statoGaetano Di Nardo, napoletano di San Giorgio a Cremano, una vita con i cavalli. A regalargli la vittoria è stato Italiano, un buon trottatore, ma non proprio un campionissimo. La vittoria di Di Nardo edItaliano, è una delle tante storie che solo l’ippica può regalare. E’ la storia di un colpo di fulmine, l’incontro di due sconosciuti. In batteria a conseguire il lasciapassare in sulky ad Italiano non c’era Di Nardo ma Roberto Vecchione, altro scugnizzo delle piste. Solo che il bravo Vecchione in finale di cavalli ne aveva portati due: scelse Irambo Jet e lasciò Italiano a Di Nardo. E perse il sogno del Lotteria.
La svolta
Domenica Napoli ed Agnano si giocano molto. Il ruolo stesso che l’ippodromo potrà avere nella città. Il futuro ippico dell’impianto è direttamente legato alla classificazione delle strutture, fattore decisivo per l’assegnazione alle piste delle risorse con la nuova convenzione. Il decreto fiscale, ormai convertito in legge, prevede entro 90 giorni la stesura di un regolamento che avvii una riforma dell’ippica e il rilancio di un settore in crisi da anni. Ma una cosa è certa: d’ora in poi sarà impossibile limitarsi al minimo indispensabile. I tempi sono cambiati, è indispensabile adeguarsi. Agnano dovrà costruirsi un futuro. A partire proprio dal Lotteria, povero ma sempre bello. Il Lotteria non può morire così. E lo stesso vale per l’ippodromo. I destini sono legati da un doppio filo di speranza e di passione. Ma servono iniziative e managerialità. Ingegno e fantasia. Forse cavalli, ma non solo. Non c’è da storcere il naso, c’è da salvare uno spazio e difendere una storia.

E lunedì scatta la cassa integrazione


Sarà l’ultimo giorno a ranghi completi. Da lunedì scatta ad Agnano la cassa integrazione. A confermarlo è lo stesso Gaetano Papalia, presidente Ippodromi Agnano SpA. ”Siamo riuscitia non licenziare nessuno dei 75 dipendenti, ma dal giorno dopo il Lotteria scatterà una cassa integrazione in deroga per una parte dell’orario dei lavoratori. Speriamo sia una misura temporanea”.Anche il Lotteria sarà ridotto. Due sole batterie e finale. ”Una decisione su cui – spiega Papalia- dissentiamo. Forse siamo condizionati dalla sacralità della formula che solo una volta nella storia del Lotteria e’ stata cambiata e che ha un fascino enorme”. L’unico precedente di un Lotteria con due sole batterie risale al 1986, fu un esperimento ma poi si tornò indietro l’anno dopo. Per l’Assi la decisione, si spiega con il mantenimento del rating della corsa che resta nel primo gruppo delle gare piu’ importanti d’Europa insieme al Prix d’Amerique, all’Oslo GrandPrix e allo svedese Elitlopp. I quattro gran premi costituiscono il nuovo Grande Slam del troppo europeo con una classifica che darà l’accesso ai migliori cavalli al Master del Trotto, in programma in autunno a Parigi.
Alla corona napoletana ambiscono quindi 16 cavalli divisi in due batterie: ad Agnano, ingresso libero, la lunga giornata di trotto scatta alle 14 con la presentazione dei cavalli e gli spettacoli in attesa del via. Alla presentazione e’ intervenuta anche l’assessore allo sport del Comune di Napoli Pina Tommasielli che ha annunciato una ”rinnovata sintonia tra l’ippodromo e la città”, auspicando che ”la struttura di Agnano possa aprirsi sempre di alla cittadinanza per le corse ma anche per altre iniziative che coinvolgano associazioni e cittadini”
Queste sono le due batterie con i sedici cavalli in gara.

Le sfide
1a BATTERIA – € 30.800,00 – Mt.1600
1-NESTA EFFE R.Vecchione
2-MACK GRACE SM R.Andreghetti
3-MARLON OM P.Gubellini
4-NEWYORKNEWYORKL.Baldi
5-IRAMBO JET A.Greppi
6-ITALIANOE.Bellei
7-LAIKAEKV.P.Dell’annunziata
8-SKULLYGULLY (US) G.Di Nardo

2a BATTERIA – € 30.800,00 – Mt.1600
1-MAESTRALE SPIN M.Minopoli Jr
2-MARIELLESC.Martens
3-LOCOMOTION OM G.Minnucci
4-NAPOLEON BAR E.Bellei
5-LEMON ICE V.P.Dell’Annunziata
6-NONANT LE PIN A.Gocciadoro
7-LOVERPOWERP.Gubellini
8-NERA AZZURRA F.Facci

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requiem 58

Requiem numero 58. A Valencia il circo del motomondiale onora Marco Simoncelli. E lo fa a modo suo, tutti in pista a manetta per un minuto di casino, altro che silenzio. Marco, ha rivelato il padre, avrebbe voluto così. E così un lungo rombare di moto, un inno alla gioia per gli amanti delle due ruote. E a tutti i piloti fermi sul traguardo con i loro bolidi rombanti ha fatto eco una pirotecnica scarica di fuochi d’artificio. Una grande festa con la morte nel cuore, un’atmosfera surreale con quel serpente di moto tutti con il numero 58 sul cupolino, con quei piloti tutti con la maglietta numero 58, quello di Sic. Ed in pista c’è anche la moto di Marco, la Honda numero 58, a guidarla c’è l’americano Kewin Schwantz, ex campione del mondo della 500, una sorta di fratello maggiore per Simoncelli.
Tutti in pista, tutti insieme, per ricordare l’amico che non c’è più. Sulla torre del circuito di Valencia è stato esposto un enorme striscione con la fotografia di Simoncelli. I piloti, visibilmente commossi, hanno girato ordinatamente prima di fermarsi sul traguardo. Valentino Rossi, con la maglietta bianca “griffata” 58 ha compiuto il giro tenendo una bandiera nera con il numero di Marco nel mezzo.
“Gracias, y hasta siempre, Sic”. Un lungo applauso, l’ultimo al campione che non c’è più.

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“O’ surdato nnammurato” si da all’ippica….

Benvenuti al sud, paradiso del trotto. Il Derby numero 84 di quest’anno meritava di essere corso ad Agnano.

Tutta sapeva di Napoli in questa corsa delle corse da 330 milioni di euro al primo, l’appuntamento con la vita.

Ha vinto una cavalla Olona Ok, figlia del più napoletano dei cavalli, Varenne il Maradona del trotto, guidata da

un napoletano Vincenzo Piscuoglio dell’Annunziata e allenata da un napoletano, Vincenzo Tufano, allenatore in

gran voga al momento (si parla ormai di “Tufanomania”) che oltre a vincere corse fa del vino davvero buono. Ma

non è tutto: secondo è arrivato Occhione Jet, cavallo di una scuderia napoletana (Cmp Together), guidato da un

napoletano doc come Giuseppe Pietro Maisto e allenato da un altro napoletano verace come Massimo Finetti,

tecnico di peso sotto tutti i punti di vista. E come nella migliore delle sceneggiate c’è anche la faccia

triste del derby, anche questa tutta napoletana, quella della super ippica famiglia Villani (Vincenzo il padre

gentleman di trotto, Cira Comentale, la madre, amazzone al galoppo, e la figlia Elena Villani, brillante

gentleman delle redini lunghe) che hanno visto il loro Obama Gar (prodotto di un allevamento napoletano quello

del Garigliano di Pierluigi D’Angelo) grande favorito della corsa spegnersi prima ancora di entrare in retta

d’arrivo.
Tanta Napoli dall’inizio alla fine, in questo ottantaquattresimo derby sferzato da un vento possente e da un

sole invernale, in una classica ottobrata romana. Vincitori e vinti, sono tutti figli della conca di Agnano. E

come poteva finire sul palco della premiazione fra coppe, trofei, targhe, medaglie e coccarde se non cantando e

stonando a squarciagola “o’ surdato nnammurato”, ormai l’inno della napoletanità sportiva? Era la Napoli che si

è data all’ippica, ma quella vincente…

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E’ sempre Mourinhomania: 25 milioni di euro offerti dall’Anzhi

Ora si potrà dire quello che si vuole, ma Mourinho è Mourinho . Indiscutibilmente il numero uno del calcio. Un

fattore aggiunto, che tutti vorrebbero in panchina. Perché lui non è solo un allenatore, è molto di più. E’ la

società, è un sentimento, è una religione. Dove c’è Mou si accendono i riflettori del mondo, ed anche in una

squadra leggendaria come il Real Madrid, viene prima lui e poi tutto il resto. Spacca l’opinione pubblica, anzi

spesso da una parte c’è lui con la sua squadra e tutti gli altri sono contro. Ad amarlo, sempre e comunque,

incondizionatamente sono i suoi calciatori. Chiunque sia stato allenato da Mourinho ne parla non solo con

ammirazione, ma quasi con devozione. Tutti vorrebbero riaverlo, tutti vorrebbero incrociare nuovamente le loro

strade professionali col tecnico portoghese. Certo, nell’universo calcistico, di nemici ne ha tanti, ultimo

della serie il bisbetico Johan Cruijff che lo ha attaccato violentemente dopo il “fattaccio” del dito

nell’occhio al vice allenatore di Guardiola. Eppure Anche dopo la guerra santa (e sino ad ora spesso perdente)

col Barcellona dei miracoli, la sua “torcida” lo ama sempre di più, visceralmente di più.
La Mourinhomania è sempre più dilagante, tutti lo vogliono, tutti sono disposti a svenarsi pur di averlo in

panchima. Recentemente Mansur bin Zayd Al Nahyan, lo sceicco presidente del Manchester City, che pur stravede

per Roberto Mancini, gli ha offerto 20 milioni di euro per vederlo alla guida degli Sky Blues. Ma niente da

fare. Allora ci ha provato con una super-offerta il proprietario dell’Anzhi, (quello che ha comprato Eto’o) il

miliardario Suleyman Kerimov, che gli avrebbe garantito uno stipendio annuale di 25 milioni di euro, l’ingaggio

più alto che sia mai stata offerto ad un uomo del calcio… Ed il presidente del Besikstas, il miliardario turco

Yildirim Demiroren gli ha addirittura offerto un assegno in bianco, qualsiasi cifra pur di averlo al comando

delle leggendarie “aquile nere”.. Per non parlare del Paris Saint Germain acquistato dalla Qatar Investment

Authority che voleva puntare tutto all’accoppiata Leonardo-Mourinho, uno dietro la scrivania e l’altro in

panchina: Leo non ha resistito al richiamo ed è andato a Parigi, Mou ha declinato l’invito. Prima deve vincere

col Real Madrid, poi si vedrà…

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Una lezione dalla Premier League

Questa è una buona notizia. Da un calcio sempre più schizofrenico e, sotto certi, aspetti esagerato, una

iniziativa lodevole che merita di essere sottolineata. Viene da uno tra i più antichi club del calcio inglese, è

stato fondato nel 1886, ed è la società che milita da più tempo nella massima serie del campionato inglese , la

Premier League (ininterrottamente dalla stagione 1919-1920). Stiamo parlando dell’ Arsenal Football Club, meglio

noto come Arsenal, sede ad Holloway, distretto situato nel London Borough of Islington,il più prestigioso dei

quattordici club calcistici di Londra, la città dei mille derby.
L’Arsenal quest’anno non sembra avere vita facile. Le partenze di Fabregas e Nasri, sono ancora ferite aperte e

difficilmente colmabili. La squadra stenta, nell’ultima di campionato contro il Manchester United la sconfitta è

stata bruciante, dolorosa. Battuti, surclassati ma non umiliati, perché è questo il calcio inglese. Si gioca con

la stessa intensità dal primo all’ultimo minuto, senza fare calcoli sul risultato. E’ finita 8 a 2 per Rooney e

compagni, un Rooney che dopo il trapianto di capelli, sembra ringiovanito anche in campo, più esplosivo che mai.

Era più di un secolo che i Gunners (così sono soprannominati i giocatori dell’Arsenal, i “cannonieri”) non

subivano una sconfitta così clamorosa, dal 1986, per l’esattezza.
Ed ecco allora che l’Arsenal ha deciso di ripagare in qualche modo i tremila fedelissimi che lo avevano seguito

all’Old Trafford, per tutti c’è un biglietto omaggio per la prossima partita in trasferta, un modo carino, un

bel gesto, per chiedere scusa. Questo il ragionamento dell’Arsenal ai suoi tifosi. “Avete speso dei soldi per

seguire la tua squadra del cuore e noi vi abbiamo ripagato facendovi passare un bruttissimo pomeriggio… Davanti

a tanta fiducia tradita è giusto che veniate ripagati…”
Poter registrare qualcosa del genere nel nostro calcio sarebbe bello. Ma da noi quasi impossibile. La reazione

ad una sconfitta del genere da noi sarebbe stato il siluramento dell’allenatore (due tecnici in serie A sono

saltati prima ancora dell’inizio del campionato), Arsene Wenger ( da 17 anni alla guida dell’Arsenal) sarebbe

già un disoccupato di lusso. Del resto sulla panchina del Manchester siede da 25 anni sir Alex Ferguson.

Filosofie e culture diverse. Un altro calcio…

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Champions League, triplo salto mortale per il Napoli

Saranno stati in tanti, quando l’immarcescibile sir Jack Charlton serioso e compunto ha estratto la pallina col

nome del Milan e l’ex hippy del calcio tedesco Paul Breitner quella del girone h, ad essere scattati in piedi

come per un gol…La presenza dei rossoneri nel girone del Barcellona, cancellava il fantasma catalano, era

scongiurato il pericolo di trovare la squadra di Guardiola nella prima fase della Champions League, un vero

incubo dopo la tremenda sera del Gamper con quei cinque cazzotti beccati in faccia senza pietà…
Ma il sorriso è durato pochi minuti. L’urna ha “regalato” al Napoli lo stesso un calendario da incubo, un

sorteggio tremendo: Bayern Monaco, Villareal e Manchester City, un girone di ferro, decisamente il più

difficile. Sabato sera per la presentazione della squadra, il cardinale Sepe dovrà impartire una benedizione

speciale alla squadra, perché andare avanti in Champions sarà davvero una avventura molto difficile…
A proposito la presentazione della squadra non si terrà più nella magica cornice di Piazza Plebiscito,

“concessa” si dal Comune ma a costo zero, come dire che l’Amministrazione comunale non avrebbe cacciato una lira

per realizzare la manifestazione. Ed allora rapido dietrofront organizzativo e presentazione dirottata al

vecchio San Paolo, impianto con lavori in corso per essere pronto per le magiche notti della Champions (gli

interventi più importanti sono la nuova area sala stampa-conferenza, allestita nei 400 metri quadrati della

palestra ospiti e l’installazione di una rete removibile per il settore ospiti visto che l’Uefa ha “bocciato” la

gabbia in tribuna Nisida lato curva A per le gare internazionali, gabbia che continuerà ad essere adoperata per

le gare di campionato).
Triplo salto mortale, il ritorno azzurro in Europa è carico, quindi, di coefficienti di difficoltà. Ma non

sembra per il presidente De Laurentiis, che arriva caricatissimo e gasatissimo ai microfoni di Sky… Incrocia

Luis Figo e si lascia andare ad un poco comprensibile “ figo, figo, anche da noi si dice figo…” che lascia di

stucco ed imbarazzato il dirigente dell’Inter che abbozza un sorriso di circostanza…
Ma l’esternazione sulla “figata” è solo l’inizio, il presidente è il solito fiume in piena “Sorteggio di

prestigio, faremo sei bellissime partite… Queste sono solo delle prove generali, io non credo nella Champions

League, speriamo che presto noi presidenti si possa organizzare un nostro torneo europeo, gestito dai club in

prim apersona… Di buono, c’è che vedremo da vicino il “nostro” Peppino Rossi che spero di poter portare in

azzurro l’anno prossimo…”
L’esordio del Napoli sarà il 14 settembre a Manchester contro il City. Gli inglesi, hanno cominciato già da

quindici giorni il campionato, saranno di certo più rodati. Ma per il Presidente non conta. “Il 14 è il mio

numero fortunato, e poi io considero Mazzarri più bravo di Mancini…”

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Rivalutiamo i silenzi di Ferlaino…

Possibile che nel Napoli nessuno riesca a frenare l’incontinenza verbale del presidente De Laurentiis? Non c’è

giorno che in radio o in televisione prenda un microfono e si metta a parlare, straparlare, pontificare. E’ un

fiume in piena, regala consigli e suggerimenti a tutti, dalla Federcalcio alla Fifa, che non sanno come

organizzare le loro manifestazioni, in Italia, ad esempio, la seria A dovrebbe essere a 16 squadre, le

competizioni per le nazionali, come la Coppa America, dovrebbero essere giocate dagli under 20, perché non ha

senso mettere in vetrina campioni già affermati.
Ma non è tutto fa e disfa le formazioni di mezzo mondo, nazionali comprese, dando dell’incompetente a questo e a

quello, senza pensarci su due volte. Si innamora del microfono e si lascia andare, comizi anche in mezzo ai

tifosi, lui non ha bisogno dei giornalisti, anzi se non ci sono è anche meglio (l’increscioso ed incredibile

incidente con un collega de il Mattino ha dell’incredibile) tanto lui non ha bisogno delle domande, parla di

quello che vuole. Ogni occasione è buona la presentazione di un giocatore, dello sponsor, o della nuova maglia,

il De Laurentiis pensiero ormai è un libro grande quanto il vangelo. Non si fa a tempo ad annotare una

dichiarazione che è già vecchia…Non si fa in tempo a digerire la minaccia del Napoli in Coppa Campioni

all’Olimpico di Roma, che esplode la vicenda col migliore giocatore del mondo, Lionel Messi che si becca del

“cretino” perché ancora scende in campo, gioca e soffre con la maglia della sua nazionale, l’Argentina. Un

“cretino” che ha scatenato la rivolta dei catalani, che ora non vogliono più il Napoli al classico trofeo estivo

Gamper che si tiene a Barcellona ormai da 45 anni… Un “cretino” ai microfoni di Sky, sentito da tutti, c’è poco

da fare. Inutile il diplomatico tentativo di correggere il tiro “Mai detto che Messi è un cretino, semmai la mia

battuta è stata: gli fanno fare la figura del cretino. Evidentemente le mie parole sono state male

interpretate…” Certo meglio un tentativo di scuse che niente, ma non sarebbe meglio non lasciarsi andare? De

Laurentiis è riuscito anche a rivalutare i silenzi di Ferlaino…

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Il pallone di De Laurentiis

Dalla testa del leone, alla testa di Abete. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis è irrefrenabile. Uno

tsunami. Il Napoli presenta i suoi nuovi gioielli, ma il presidente ruba continuamente la scena. Ruba il

microfono ed è subito show. Dalla principessa del mare a Castelvolturno, il protagonista è sempre lui. Inler,

Santana, Dzemaili, sono il pretesto, De Laurentiis ormai è completamente nel pallone, nel senso buono del

termine. Concentrato sul mondo del calcio, ne ha per tutti. La Federcalcio? Superata. La Lega? Non funziona. La

giustizia sportiva? Un ibrido che va rimodulato. La responsabilità oggettiva? Costruiamo prima degli stadi

sicuri e vivibili e poi ne parliamo. Il calcio secondo De Laurentiis, è un’altra storia, interamente proiettata

nel futuro, il pallone rimbalza da un’altra parte…..
A cominciare dai diritti televisivi, ormai la vera cassaforte del sistema calcio. Troppo dilettantismo, troppi

vincoli e lacciuoli ed una legge, quella Melandri, che ormai non accontenta più nessuno. La vicenda è nota,

intorno ai diritti tv si sono scatenate lotte fratricide dentro e fuori la serie A. Scalpita la Lega Pro, che

vuole rivedere i criteri perché li considera troppo penalizzanti. Si dialoga fra esposti e ripicche, veleni e

sospetti. La formula De Laurentiis azzera tutto, ritorno alle origini. “Ma perché devo far vendere il mio

prodotto a chi non lo sa fare? Ognuno pensi a se stesso, al Napoli ci penso io…”
Cambiare, modernizzare, rivoluzionare. La seria A va sfoltita, così com’è è controproducente. Troppe partite,

troppe comparse. “Serve un torneo a sedici squadre, si giocano troppe partite…”
Qualche club in meno, qualche sponsor in più. C’era una cosa che il produttore-presidente proprio non riusciva a

capire: ma perché se in formula uno, vetture e piloti sono un grande cartellone pubblicitario, nel calcio invece

bisogna limitarsi e contenersi, quasi come se un brand “sporcasse” i colori sociali? Fu proprio il Napoli allora

che proposte alla Lega di poter raddoppiare i marchi sulla maglia da gioco ed è stato proprio il Napoli il primo

club italiano ad avere il doppio sponsor sulla maglia: l’acqua minerale Lete ed gruppo armatoriale Msc Crociere

(poi ovviamente c’è lo sponsor tecnico, la Macron). Per ora ci si ferma qui. Ma poi ci sono ancora i

pantaloncini, i calzettoni..

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Agnelli, lo smemorato di Vinovo

Juve…

Chissà il rampollo d’oro dov’era nel 1998. Eppure aveva 23 anni non era un bambino, probabilmente leggeva i

giornali (almeno La Stampa, quello di famiglia) e forse ogni tanto tra gli impegni al St Clare’s International

College di Oxford e della Bocconi, riusciva anche a guardare un po’ di televisione e di informarsi della sua

cara e amata Juventus. Ma forse il povero ragazzo ha una memoria labile o, chissà, soffre di amnesie. Ricordasse

la vicende di casa a strisce bianco e nere prima di lanciare proclami e chiedere rispetto ci penserebbe due

volte. E forse anche tre.
L’etica non va in prescrizione, per l’ultimo Agnelli che sino ad ora aveva lavorato con mansioni di vendita e

marketing in importanti aziende come Piaggio, Auchan e Ferrari. Ed allora caro presidente della Juve, paladino

del calcio pulito, si rilegga la sentenza della Cassazione (giustizia ordinaria, non sportiva, ben altre regole

e procedimenti…) secondo la quale tra il luglio del 1994 e il settembre del 1998 venne posto in atto dalla

Juventus un “disegno criminoso “ in quanto “chi somministra ai partecipanti alla competizione, sostanze atte ad

alterarne le prestazioni, e che fraudolentemente mira a menomare o ad esaltare le capacità atletiche del

giocatore, pone in essere una condotta che consiste in un espediente occulto per fare risultare una prestazione

diversa da quella reale, in un artifizio capace di alterare il genuino svolgimento della competizione, con

palese violazione dei principi di lealtà e di correttezza: per l’effetto, gli atti posti in essere, sono

agevolmente riconducibili alla nozione di atti fraudolenti. “ E la Suprema Corte allargò la responsabilità anche

agli stessi atleti. “Nulla autorizza a ritenere, a priori, che l’atleta dopato debba essere considerato la

vittima. Ecco perché, una rigorosa interpretazione della norma non consente di escludere, sempre a priori, la

loro punibilità, salvo l’accertamento in fatto della consapevolezza della illecita assunzione e/o

somministrazione”.
La Juventus e i dirigenti di allora non incorsero in punizioni, squalifiche e sanzioni perché il reato era

caduto in prescrizione. Con poca lealtà ed eleganza fecero tranquillamente pagare solo il medico Agricola. Caro

presidente Agnelli i giocatori della Juve che sembravano tanti torelli scatenati erano drogati. Assumevano

eritropoietina, che forse conosce con la sigla Epo, un ormone glicoproteico (costituito da 193 aminoacidi di cui

i primi 27 vengono persi al momento della secrezione) che regola la produzione di globuli rossi (eritropoiesi).

Si, proprio quell’Epo, che tanto fa scandalizzare il mondo del ciclismo e dello sport in generale, quella

sostanza che può mettere in pericolo la stessa vita dell’atleta. A denunciare lo scandalo fu Zeman che parlò di

spogliatoi-farmacie. Ora forse, ricorda?
Ma visto che siamo in argomento, il 27 ottobre 2010 in occasione della sua prima assemblea degli azionisti nella

veste di presidente, lei tra l’altro disse ” … E poi aspettiamo di capire come si evolverà il processo di

Napoli. Una volta accertata la correttezza della società negli anni in questione, potremo anche avanzare la

richiesta di riassegnazione degli scudetti”.
Visto il suo imbarazzante silenzio su quello che è successo, glielo diciamo noi, perché forse anche questo le è,

evidentemente, sfuggito. I pm napoletani Capuano e Narducci, al termine di un processo vero durato tre anni,

hanno chiesto cinque anni e otto mesi di reclusione per Luciano Moggi, e cinque anni di reclusione per l’ex

amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo accusato di associazione per delinquere finalizzata alla

frode sportiva. Nel frattempo Moggi e Giraudo sono stati radiati dalla Federcalcio.
Andrea Agnelli è il quarto Agnelli presidente della storia della Juventus. E dire che una volta c’era lo stile

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Fassone e Bigon, tornate a scuola…

Io non so quanto guadagnino i direttori generali ed i direttori sportivi di squadre come il Bologna ed il

Napoli. Di certo sono soldi buttati al vento visto quello che sono stai capaci di combinare alle buste. Il

Bologna con i neo responsabili Pedrelli e Bagni, voleva riscattare a tutti i costi Viviano per poi girarlo

(pare) alla Roma con la quale era già d’accordo. Ed allora i felsinei hanno messo ben 500 mila euro in più

dell’Inter in busta. Solo che da puri dilettanti invece di scrivere due volte 4 milioni e 700 mila euro (essendo

il cartellino dell’Inter) l’hanno scritto una sola volta dimezzando di fatto la loro offerta… E Viviano e

nerazzurro
Ma complimenti anche al Napoli che non volendo in azzurro Mannini ha pensato di fare una offerta da zero euro in

busta, credendo di essere così al riparo da ogni evenienza. Dilettanti allo sbaraglio gli uomini di De

Laurentiis, non sapevano che anche scrivendo zero euro il regolamento porta la cifra automaticamente a 500 euro?

Se proprio non volevano il giocatore dovevano fare come la Samp che non ha proprio presentato la busta.

Sconcertante. Ma qualcuno che legge regolamenti e carte federali davvero non si trova? Fassone e Bigon tornate a

studiare…