La vista di Linceo

La vista di Linceo di Piero Formica di Piero Formica
Descrizione:
Founder of the Intenational Entrepreneurship Academy - www.intentac.org


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Innovazione a fondo se vince l’arroganza

Cent’anni corrono tra l’affondamento del Titanic e l’altro della Costa Concordia. Illuminato dal Titanic Belfast, il nuovo museo della città irlandese dai cui cantieri navali uscì l’icona dei mari, un secolo pare essere trascorso invano. Essendo in entrambi i casi caduta rovinosamente dal piedistallo la statua della Soddisfazione del Cliente scolpita con lo scalpello dell’innovazione. Il Titanic fece sfoggio di un bel grappolo di innovazioni ricco di design, tecnologia (dai nuovi materiali in acciaio al telegrafo) progettazione, costruzione, estetica, arredamenti. Era mai possibile – si chiese l’armatore – rovinare quel bel frutto con tante scialuppe che toglievano la vista sul mare all’élite mondana e culturale ospitata in prima classe? A dispetto della stazza titanica della nave, le barche si ridussero a sedici. Marginalizzata la sostanza (sicurezza) e magnificata la forma (lo spazio aperto sulla linea dell’orizzonte) dell’innovazione, l’armatore finì col sacrificare 1523 vite che altrimenti, con molte più scialuppe, si sarebbero potute salvare. La storia si è ripetuta con la Costa Concordia. Il bel vedere grazie all’inchino all’isola del Giglio è stato un gioco d’innovazione relazionale, tra il capitano e i suoi ospiti a bordo, sfociato in tragedia.
Né l’iceberg né lo scalino roccioso del basso fondale del Glglio hanno fatto affondare il vecchio e il nuovo gigante del mare. Le due catastrofi sono state il frutto di un pensiero titanico impregnato di arroganza. La sindrome del cliente soddisfatto può condurre al disastro. E quando questo arriva ecco che le pubbliche relazioni innovano, massaggiandole, le parole. L’addetto stampa della White Star Line precisò che non c’era stata collisione, ma allisione. Come se lo scontro del Titanic con un oggetto fisso (ma l’iceberg si era mosso, eccome) fosse un fatto naturale, al contrario della collisione tra due navi dovuta all’errore umano. E analoghi massaggi di parole si sono visti con la Costa. Come le navi, anche le innovazioni vanno a fondo se concepite non per promuovere il benessere delle persone, ma per solleticarne il brivido di meraviglia. Ora con l’inaffondabile Titanic che viaggia al massimo dei giri. Ora con la città galleggiante del divertimento, la Concordia che accarezza le coste del Giglio.

piero.formica@gmail.com

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Lavoro, dove la rete smaterializza il posto

Mentre da noi tiene banco l’articolo 18, nei paesi immersi nell’età digitale le connessioni alla banda larga e veloce, la nuvola informatica e altre tecnologie consentono a un numero crescente di persone di lavorare ovunque (anche da casa) e in qualsiasi momento. Saltano così le norme che regolano postazioni fisiche e orari di lavoro. In Italia, il lavoro si identifica col posto, e il posto è un ufficio con suppellettili adeguate al rango.

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Dai caffè del 18mo secolo all’innovazione aperta del 21mo

Piero Formica
Condividere le idee al fine di moltiplicarle, come accadeva in quegli alveari di talenti e intuizioni che erano i caffè napoletani, parigini e londinesi del 18mo secolo. Permettere di usare le nostre idee nei campi in cui non le utilizziamo. È questa l’open innovation, la nuova stella nel firmamento di Internet. Costruendo, incastrando e inserendo un’idea dentro un’altra molto diversa, l’innovazione aperta è un lavoro di bricolage delle idee che, se ben fatto, produce iniziative imprenditoriali assolutamente nuove. Avendone afferrato il valore, le imprese alla frontiera dell’innovazione incoraggiano la collaborazione di massa aggregando fornitori, clienti, concorrenti, potenziali rivali, scienziati e ricercatori. A condizione che tutti costoro siano animati dalla passione per il bricolage. E tutti sono dei bricoleur che assomigliano poco a Robinson Crusoe, costretto a far tutto da sé in isolamento, e molto a Lemuel Gulliver che tanto peso assegnava alle interazioni intense e laboriose con chi da lui era diverso per cultura e interessi.
Intel è all’avanguardia dell’innovazione aperta con tanti bricoleur gulliveriani all’opera attorno all’Innovation Value Institute, un consorzio fondato dal gigante dei microprocessori nei dintorni di Dublino insieme al Boston Consulting Group e la National University of Ireland. Le reti sociali trainate dalle tecnologie digitali hanno già fatto boom. Cerchiamo nuovi amici, ne ritroviamo tra quelli perduti. Facebook con 750 milioni di utlizzatori, LinkedIn (100 milioni) e Twitter (1 miliardo di micro messaggi a settimana) sono i propulsori dei cambiamenti epocali in corso nella politica e nella società. Lo si è visto con i moti della “primavera araba”. Le comunità d’innovazione aperta sono a inizio della corsa. Accesi i motori con bricoleur interdipendenti alla guida, Intel e le altre grandi imprese integrate globalmente, insieme ai nuovi intermediari come NineSigma, InnoCentive, Yet2.com, IdeaCrossing, e altre, si apprestano a fare dell’open innovation la suscitatrice di una “primavera imprenditoriale”.

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Indiani e Cinesi: Noi Precari? No. Precarie le aziende

Sono ormai più di dieci anni che interagisco con i miei studenti indiani e cinesi, sia a casa loro che in giro

per il mondo dell’Accademia che ho fondato nel 1999 – www.intentac.org, l’Accademia

internazionale per la creazione di imprese che nascono globali e con alte ambizioni di crescita nel loro DNA.

Ebbene, trovo sempre gli uni e gli altri fortemente determinati – proprio perché vivono quella giovane età in

cui è bassa la barriera del rischio – a tradurre i loro sogni in startup. Accettano anche un posto di lavoro,

ma lo usano come palestra per allenarsi alla corsa imprenditoriale. Fanno due o tre esperienze da dipendenti

nell’arco di un triennio e poi lanciano la loro startup. Per loro, ad essere precarie sono le aziende in cui

transitano, le quali corrono forti rischi di perdere i giovani migliori. Ecco perché sempre più si sente

ripetere nelle aziende indiane e cinesi la parola “intraprenditore” – chi nell’impresa svolge lavoro

imprenditoriale. Il giovane dipendente intraprenditore non è un ossimoro, è il modo di stringere inediti e

virtuosi legami tra imprese e giovani che non cercano un posto a libro paga, giacché sono determinati a correre

avventure imprenditoriali prima dentro l’impresa come intraprenditori e poi fuori, creando imprese che a loro

volta sono moltiplicatrici di occupazione. Ma, sciaguratamente, da noi non è così. Mille gli ostacoli, anzitutto

culturali, che lasciano (quasi?) senza concorrenti la corsa che parte dall’intenzione per concludersi in

un’ambiziosa azione imprenditoriale. “From Intention to Action

(Intentac), proprio come recita l’International Entrepreneurship Academy. Non cerco un

posto a libro paga, ma creo posti di lavoro con l’impresa che nasce dalla mia esperienza intraprenditoriale.

Precario? Perché mai?

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Intelligenza digitale, la nave Italia rischia d’affondare

I nostri Padri Anziani al comando della nave Italia osservano con distratta curuosità l’età

dell’intelligenza digitale che avanza. Non per nulla le loro radici culturali sono ben piantate nel terreno del

Novecento delle professioni e dell’imprenditorialità. Allora si viveva nel mondo materiale, fatto di cose

palpabili e consistenti, dai confini ben delimitati. Oggi imprese e professioni sono calate in un mondo senza

confini in cui predominano i valori intangibili che si misurano con i bit – i miniscoli “uno” e “zero” che

viaggiano alla velocità della luce.

A Sophia-Antipolis, la comunità tecnologica nell’entroterra tra Nizza e Cannes, è sorto l’Istituto Europeo

d’Intelligenza digitale. Salendo a Nord, il governo finlandese ha deciso che una buona seconda vita, quella

digitale (www.secondlife.com), deve avere un posto nel pantheon dei diritti di cittadinanza. Helsinki è già una

città digitale. In un qualsiasi giorno all’ora di pranzo nella capitale finnica frotte di giovani e anziani

navigano speditamente su Internet, per strada e nei locali pubblici. Da casa e negli uffici gli internauti

usufruiscono di connessioni ultra veloci alla rete, dai 32 ai 100 megabit (Mb) al secondo. Nei bar, nei

ristoranti e negli alberghi l’accesso alla rete è gratuito e sono disponibili computer a costo zero per chi non

avesse con sé un portatile. Estranei alla vita digitale o noncuranti di averne una e di viverla al meglio, siamo

già contenti di andare per mare nelle acque di Internet navigando lentamente, spesso sotto i due Mb. A distanza

di 205 anni dal telaio di Jacquard, 25 volte più veloce di quelli comunemente in uso nel 1804, grazie ad una

tecnica per quel tempo rivoluzionaria (quella delle schede perforate, antenate dell’età dell’informazione e

della comunicazione di fine Novecento), oggi corriamo il rischio di accumulare un preoccupante ritardo

tecnologico così come accadde nella Bologna dei mulini da seta.

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La vista di Linceo

Ai tempi della mitologia greca era Linceo, uno degli Argonauti, ad avere una vista così penetrante da vedere al

di là delle pareti. Nell’età dei fumetti è Superman in grado di guardare attraverso i muri. Ahinoi, che sia

Linceo o Superman, l’uomo dalla vista più acuta non abita in Italia. Ovvero, non c’è più. Perché andando a

ritroso nel tempo, diciamo nell’ultimo decennio dell’Ottocento, troviamo il giovanissimo Camillo Olivetti che

frequentava l’università di Stanford per salire sulle spalle dei giganti della scienza e dell’industria di

allora, di modo che potesse osservare sempre più lontano. Ciò che è rimasto è il lascito del Principe Federico

Cesi, il quale fondò l’Accademia che chiamò dei Lincei proprio allo scopo di aggregare tutte le intelligenze

capaci di scrutare oltre l’orizzonte visibile.

Si dice ripetutamente che un forte shock esterno catapulterebbe Linceo in Italia. Non è così. Gli shock a catena

innescati dal crac dei mutui in America non sono serviti allo scopo. L’orizzonte della riforma universitaria è

troppo ristretto a confronto di quello perscrutabile con gli occhi di Linceo. E Marchionne uscito vittorioso

dalle campagne sindacali di Pomigliano d’Arco e Mirafiori è un Linceo dei cui occhi il paese fa resistenza ad

accettare il trapianto.

PS – Ai giovani aspiranti imprenditori nel segno della discontinuità. Non lasciatevi prendere in ostaggio dalla

saggezza convenzionale, ascoltando le tante laude scritte per i seniores. Una, molto bella, la trovate sul

Corriere della Sera del 22 gennaio 2011: Un malinteso giovanilismo, a firma di Giuseppe De Rita.

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