All'ombra dell'empire

All'ombra dell'empire di Vincenzo Pascale di Vincenzo Pascale
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Giornalista


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La linea verde di Bloomberg

Mike Bloomberg, sindaco miliardario, di New York ha puntato decisamente non solo sulla Green economy ma anche

sulla Green City. Entro il prossimo decennio la città di New York (Great Metropolitan Area con i suoi 13 milioni

di abitanti) si prefiggerà di piantare un milione di alberi (il 60% a carico del comune il restante 40% a carico

dei cittadini, associazioni di quartiere, organizzazioni not for profit ) che saranno assistiti da esperti e

volontari. L’assessorato ai parchi pubblici (NYC Park commission) ha anche attivato un sito con tutte le

informazioni necessarie, ma soprattutto per interessare giovani adulti alla creazione ed al mantenimento di

spazi verdi nella città di New York.
Gli effetti educativi di una tale scelta sono molteplici e riescono anche a riconciliare una parte dei

residenti con una amministrazione che ha fatto della cementificazione di New York uno dei suoi cavalli di

battaglia. L’iniziativa www.milliontreesnyc.org e’ sostenuta anche da importanti multinazionali; Baripas

(gruppo bancario) e la Toyota (casa automobilistica) unitamente alla Dodge Foundation, la Rockefeller

Foundation, l’Agenzia per lo sviluppo della città di New York.
La città resterà ancora per lungo tempo il terreno privilegiato ove crescerà il benessere umano e dove uomini e

donne da ogni parte del mondo arriveranno per dar corpo alle loro ambizioni e alla loro capacità di migliorare

il proprio status sociale. Tutto ciò può essere, di sicuro, reso più armonico ed anche piacevole in una città

che per tanti versi anticipa il futuro (o come era solito dire il sindaco Koch il futuro viene a fare le prove

generali).

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Partire o restare? Le domande dei giovani meridionali

La scorsa settimana a Benevento si è svolto un interessante convegno dal titolo: Generazioni al Bivio; restare o

partire? Ero stato invitato a dare il mio contributo via Skype, a causa di impegni di lavoro ho dovuto

rinunciarvi. Desidero esprimere alcune riflessioni che spero possano contribuire ad alimentare il dibattito

post convegno.
Sappiamo bene, da generazioni, che nascere a Sud ed eventualmente arrivare ad una laurea o a determinati livelli

professionali significa, ad un certo momento, porsi la domanda: devo restare o devo partire? Le motivazioni che

muovono ad una scelta o all’altra sono varie, complesse e forse esulano da questo intervento. Di certo per anni

si e’ pensato alla partenza come ad un addio, ad una irreversibile cesura con il proprio passato, la propria

storia, la propria terra. Credo che le cose vanno poste in maniera differente, soprattutto oggi che la

tecnologia permette un contatto ravvicinato continuo.

I giovani oggi al Sud, siano essi laureati o non, vivono un momento molto difficile che non si esaurirà in

breve tempo. Per tanti di essi andare via è una scelta quasi obbligata per non cadere nella rassegnazione o

nella disperazione. Cosa accompagna loro? Questa è una domanda importante. L’esperienza lavorativa dei padri,

seppure mutuata in altri contesti e’ di vitale importanza per il loro successo professionale. Le skills apprese

in loco sono perfettamente riutilizzabili, al pari della competenza professionale altrove. Dunque e’ il

territorio locale, la conoscenza della sua storia, delle sue tradizioni che puo’ alimentare un successo

aziendale altrove. Gli emigranti in tal situazione sono epigoni di una straordinaria capacita’ di riutilizzare

le skills professionali locali. Pensiamo ai Sanniti che hanno impiantato con successo grandi aziende di

costruzioni nel Nord Est degli Stati Uniti. Ai tanti ristoratori che hanno avviato la loro attività basandosi,

spesso, su tenui ricordi alimentari della loro terra. L’emigrante e’ portatore di una imprenditorialità inborn

costruita sulla sua cultura, sulla sua storia personale sulla sua capacita’ di voler riuscire nella terra

straniera. Sono qualità indispensabili per la riuscita professionale. Ecco allora che in tali casi il legame può

essere ricucito. Non parliamo di ritorno. Chi ha vissuto venti, trenta, quaranta anni all’estero difficilmente

decide di ritornare. Tuttavia esiste la necessita’ di ascoltare costoro, di coinvolgerli in progetti per la

crescita economica e civile locale: comunale, provinciale, regionale. Spesso anche per usufruire della loro

generosità. Un caro amico mi diceva tempo fa: “beati i paesi che hanno emigrati”. Loro amano il paese natio, lo

vogliono vedere crescere vogliono trasmettere alla cultura del paese la loro capacita’ di autorealizzazione che

li ha portati a grossi traguardi professionali all’estero. Infatti chi parte, per una parte minima o grande

rimane sempre nei luoghi cari della sua infanzia. Bisogna trovare le modalità di coinvolgimento. Il momento e’

propizio. Siamo nella fase in cui giovani generazioni di emigranti o cervelli in fuga hanno maturato i

sentimenti che mossero i loro avi a lasciar la loro terra. Dagli emigrati possono venire proposte di best

practices nuove, un solido network global ed una mentalità nuova, necessaria per contribuire a modernizzare il

Paese.

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Perché non lanciamo la Maratona di Napoli?

Quando il geniale Fred Lebow lanciò la maratona di New York (esattamente 42 anni fa) pochi pensavano che

una manifestazione che vide alla prima partenza poco più di cinquanta atleti sarebbe cresciuta fino ad ospitarne

40mila ed altri 150mila rifiutati per impossibilità di accoglierli. Le prime sette edizioni della Maratona di

New York si svolsero in Central Park, tra ciclisti infastiditi, frequentatori del parco incuriositi e con

pochissima copertura stampa. La ristorazione, acqua di New York, fu offerta dagli organizzatori. Per celebrare

il bicentenario degli Stati Uniti d’America (1976) gli organizzatori, capeggiati da Fred Lebow, chiesero al

sindaco Beame ed al capo della polizia di far correre la maratona attraverso i cinque quartieri di New York. La

proposta venne accolta solo per “spirito patriottico” con la promessa di rientrare a Central Park per l’edizione

seguente. Le cose andarono diversamente. La maratona destò l’interesse dei residenti dei quartieri attraversati

che in massa si riversarono nelle strade, la televisione espose aeree depresse della città con la conseguente

azione che furono attenzionate di maggiori interventi pubblici. L’ingresso in Manhattan attraverso il

Queensborough bridge si rivelò un apoteosi per gli atleti sino al famoso arrivo a Central Park ove i podisti

furono accolti da migliaia di spettatori. Il resto poi è storia recente. La Maratona di New York di lì a pochi

anni assurge a maggior evento podistico del globo. La città durante il Marathon Day registra il più basso tasso

di criminalità dell’intero anno. Ma soprattutto, la maratona genera un indotto solo per il weekend podistico di

200 milioni di dollari. La città per l’occasione è tirata a lucido e migliaia di turisti la visitano solo per

vedere gli atleti gareggiare.

Napoli potrebbe emulare, in piccolo, New York. Vanta uno dei più bei percorsi podistici cittadini del

mondo. Ha una buona capienza alberghiera. L’evento podistico potrebbe essere collegato alla sua millenaria

storia culturale esemplificata da straordinari musei. Tuttavia, la negligenza e la mancanza di una lungimiranza

di auto promozione la declassano. Oggi si è corsa la maratona di Napoli…ed ovviamente i media non hanno

mancato la “cornice’..ovverosia la spazzatura che giaceva ai bordi delle strade al passaggio dei maratoneti. Le

foto parlano chiaro. Lo sport è salute, felicità, benessere, voglia di stare insieme…la spazzatura nelle

strade è altro, in primis scarsa attenzione alla salute cittadina. Allora, con l’augurio, che gli eventi podisti

a Napoli possano crescere e competere con le maggiori capitali mondiali nel segno del benessere e della gioia di

stare insieme, non nel segno della (perenne) emergenza rifiuti che accolgono ed “intossicano” i podisti. E’ un

sogno o è lo sforzo che Napoli intera deve effettuare per sentire le stesse emozioni e goie di quanti amano la

corsa e sono costretti a correre tra la “spazzatura” di Napoli?

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La rete può portare Napoli fuori dalla crisi

La crisi economia globale offre non solo molto materiale per gli studiosi di economia ma soprattutto pone

gli imprenditori di tutto il mondo di fronte alla necessità di pensare “out of box” vale a dire inventarsi

nuove tecniche di vendita, migliorare la produzione, investire nelle innovazioni tecnologiche, persino

imbarcarsi su una veliero d’epoca con tanti “cervelli” di diverse discipline per provare a partorire nuove idee.

E’ la mossa del creativo e business mind oriented Oscar Farinetti, il papa’ di EatTaly.

A Napoli? Cosa accade? Dovrebbe, sulla carta, esserci tanto fermento per le imminenti elezioni comunali,

ed il nuovo sindaco non potrà trascurare, anzi dovrebbe essere al top della sua agenda, la situazione economica.

la creazione di nuovi posti di lavoro, l’ottimizzazione delle risorse umane al Comune. Se ne parlera’? Non lo

sappiamo ancora.

Intanto, fioriscono, siamo in primavera, i convegni, le tavole rotonde nelle quali si progettano nuove

strategie aziendali e commerciali. In soccorso a tale volontà potrebbe venire il progetto Controesodo.

www.controesodo.it nonche’ una oculata politica di partnership con i tanti campani o italiani all’estero. Già

ma da dove iniziare? Dalle università, dalle graduate school di Business, da un network manageriale già ben

attivato da altre università del Nord Italia con i centri di ricerca italiani. Il Sud ha tanti talenti sparsi

nel mondo, metterli in rete attraverso le loro istituzioni di ricerca e le imprese presso le quali si fanno

valere, rappresenta la nuova sfida dell’imprenditoria meridionale.

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New York, una mostra digitale su Pompei fa impazzire l’America

Mentre gli scavi di Pompei (quelli veri) crollano a causa della mancanza di manutenzione, incuria, condizioni

metereologiche, facendo rimbalzare la città sepolta e la Campania sulle pagine di tutti i giornali mondiali, a

New York, a Times Square c’è una fila enorme di turisti, curiosi, scolaresche e tanti newyorkesi ad ammirare le

meraviglie di Pompei.

Pompei non poteva godere di una miglior vetrina in città: Times Square il crocevia del mondo come pomposamente

la definiscono i newyorkesi. Si tratta di una mostra digitale con perfetta riproduzione video, storica di

interni e di testimonianze con attori che si fingono pompeiani, degli ultimi giorni della città campana.
il successo è indescrivibile: fila di almeno un’ora: migliaia di visite sul web site dell’esposizione.

Scolaresche che organizzano field trip per capire come vivevano i pompeiani, come era organizzata la vita a

Pompei prima dell’eruzione.
Insomma la storia antica, Pompei con i suoi tesori stanno facendo la fortuna di Discovery Channel il canale

televisivo culturale che ha organizzato la mostra.
Ben venga essa con tutte le informazioni storiche sull’evento, sulla capacità di istruire tanti ragazzi in età

scolare e tanti visitatori che transitano da Times Square (circa 100 milioni l’anno). Ci saremo aspettati un

pezzo di Campania reale, di promozione turistica..invece tutto ciò manca. Peccato.
A volte è proprio vero. Avere un tesoro in casa non sempre rende ricchi ed orgogliosi. Allora meglio affidarsi

ai media e canali televisivi americani che hanno capito quanto valgono i nostri tesori.

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Il lato verde dell’America

L’amminstrazione Bloomberg, sindaco al terzo mandato eletto dopo l’11 settembre, ha puntato massicciamente sulla

politica della Green City. Non e’ solo uno slogan. Consapevole del tremendo traffico che invade Manhattan dal

lunedi al sabato, ha deciso di riservare un’ampia fetta delle large Avenue della Metropoli americane ad uso

esclusivo delle biciclette. Chi fa il furbo con la macchina si becca un multone, senza possibilità di scampo con

telecamere di video sorveglianza a scrutare i percorsi.

Questa non e’ l’unica mossa green del sindaco miliardario. la sua ammistrazione ha puntato molto ad allargare

gli spazi verdi in citta’, soprattutto lungo i due corsi d’acqua principali: il recupero del Waterfront

dell’Hudson River e quello dell’East River. I risultati sono apprezzabili: la gente si muove in bici con piu’

sicurezza, si vedono sempre piu’ tante persone frequentare questi luoghi recuperati allo spazio pubblico.

Nascono bar gazebo, gelaterie ambulanti. Insomma la politica della Green City sta favorendo i small businesses.

Quelli che non possono permettersi i mega affitti di Manhattan, ma si avvalgono di furgoni ambulanti ben

attrezzati ed ingienicamente validati per offrire i loro prodotti ai frequentatori.

Insomma la green city politics sembra funzionare e ben accetta dai suoi frequentatori. Ma soprattutto riduce lo

stress urbano, permette un contatto meno fugace con le persone e favorisce il fiorire di una micro economia.

Insomma piccoli accorgimenti maturano in grandi risoluzioni.

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Napoli chiama New York

La ricchezza di una citta’ si puo’ anche misurare dalla sua capacita’ di voler essere emulata, studiata,

visitata ed anche confrontata con altre citta’. New York e’ una delle citta’ simbolo del ‘900 e continua a

rinnovarsi e a proporsi al mondo, non solo come la capitale del potere finanziario, ma anche dell’innovazione e

della diversita’ culturale.

New York e Napoli non solo sono sullo stesso parallelo ma condividono una storia umana lunga oltre un secolo e

mezzo. Parliamo dell’emigrazione italiana che nel corso degli anni non si e’ mai arrestata. Oggi parliamo

impropriamente di cervelli in fuga per distinguerla dall’emigrazione dell’inizio del Novecento. Eppure

l’emigrazione arrichisce I paesi accoglienti ed arrichisce con le rimesse anche I Paesi che perdono forza

lavoro.

Questo Blog intende guardare ai due aspetti dell’emigrazione in senso ampio. Quella storica che si e’ costituita

in una vera e propria cultura Italiana in America e quella moderna che si e’ confrontata con la nuova realta (o

le nuove realta’) si e’ integrata. Ha arricchito la cultura ospitante e poste delle domande imbarazzanti sulla

cultura e sul Paese di origine.

Il filo puo’ essere ripreso. Esitono pratiche di governance, eccellenze, organizzazioni culturali che possono

interagire tra le due sponde dell’Atalntico. Esattamente tra Napoli e New York.

La Cultura genera ricchezza. Accresce l’asset della auto percezione e permette di progettare il futuro. New York

e Napoli in questi settori possono interagire, capirsi meglio e riflettere su loro stesse esperienze: dalla self

governance, alle politiche urbane di inclusion e della produzione culturale. E’ Questo lo scopo di questo blog

che prende avvio da oggi ed a scadenza periodica intende avviare un confronto sulla possibilita’ di creare un

piu’ saldo network tra Napoli e New York.